La persona che ha come imprinting primario la TRISTEZZA vuole ridare vita ad emozioni spente e fallite nel disperato tentativo di sentirsi ancora viva e di alleviare il dolore.
il corpo attiva un black-out totale della coscienza che consente al soggetto di dissociarsi completamente dal proprio corpo e con esso dall’evento traumatico stesso.
Nel conflitto vado in collisione e in urto tra quello che vorrei fare e quello che devo fare. Come se anteponessi ai miei bisogni quelli degli altri a cui devo rispondere.
Non sembra essere un’esperienza negativa vissuta in prima persona che determina il contenuto della fobia, bensì spesso la parola ed il racconto di un altro.
Nasce una totale discrepanza e distanza tra quello che è REALE e quello che è IMMAGINATO, tra l’assenza e la presenza, tra quello che è, e quello che avrebbe dovuto essere.
La Tristezza è l'emozione più concreta perché conosce il motivo del suo dolore. L'amarezza è la più irrazionale, perché "sta male, ma non sa il perché"!
Il destino non è estraneo al significato del nome e corrisponde alle predisposizioni, alle attitudini, alle ambizioni, all’indole psichica e fisiologica di ognuno di noi.
Per tutta la vita non fa che sostenere loro e la folta schiera di chi è venuto prima: genitori di genitori, avi ed avi di avi, come una scatola cinese sino all’ultima generazione.
E' la sindrome di quelle persone che tendono a vivere nel ricordo del passato e così facendo bloccano il tempo degli altri. Una disamina sulle conseguenze.
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