TUTTO HA UNA PARTENZA E UNA NASCITA

TUTTO HA UNA PARTENZA E UNA NASCITA
Ogni cosa che incontriamo nel mondo sembra iniziare nel momento in cui appare. Una nascita, un sintomo, una crisi, una decisione, un’emozione. Eppure ciò che appare non coincide quasi mai con ciò che origina. La manifestazione è solo il punto in cui qualcosa diventa visibile. L’origine è sempre precedente, silenziosa, preparatoria.
Una pianta non nasce quando spunta dal terreno. Nasce quando il seme viene deposto. Tutto ciò che cresce ha avuto un tempo invisibile in cui si è preparato a comparire. Lo stesso vale per l’essere umano, per le sue emozioni, per le sue scelte, per i suoi blocchi.
L’origine di una persona non è la nascita. È il concepimento.
L’origine di un’emozione non è il momento in cui esplode. È il primo istante in cui quell’emozione è stata registrata dall’inconscio come necessaria alla sopravvivenza.
L’origine di una decisione non è l’atto che la rende evidente. È il contesto biologico ed emotivo che l’ha resa inevitabile.
La Cronogenetica non lavora sulla partenza degli eventi, ma sulla loro origine. Non si ferma a ciò che fa rumore, ma rintraccia ciò che ha dato struttura al rumore.
Quando un’emozione appare nella vita di una persona, spesso lo fa in modo violento, intenso, disturbante. È ciò che resta impresso nella memoria cosciente. Questo momento viene facilmente scambiato per l’origine, ma in realtà è solo la nascita manifesta dell’emozione. L’inconscio, però, conserva una traccia molto più antica: il primo momento in cui quell’emozione è stata sperimentata come necessaria.
Quell’istante può essere stato lieve, quasi impercettibile. Non aveva ancora la forza di oggi. Ma è stato sufficiente per creare un aggancio stabile nella memoria biologica. Da lì in poi, ogni evento simile non fa che riattivare quella stessa traccia, rinforzandola.
Sciogliere l’ultimo evento non basta.
Occorre risalire al primo.
Per questo, nel lavoro cronogenetico, il tempo non viene considerato in modo lineare, ma funzionale. La domanda non è “quando è successo”, ma in quale fase biologica e genealogica è avvenuto.
L’inconscio non misura il tempo in anni o date. Misura il tempo in fasi di imprinting. Tutta la complessità temporale può essere ricondotta a una domanda semplice e rigorosa:
L’evento che ha generato l’emozione o la credenza è avvenuto prima, durante o dopo la nascita del soggetto?
Se l’origine è dopo la nascita, l’evento appartiene alla memoria personale del soggetto. Anche se rimosso, anche se dimenticato, è iscritto nella sua esperienza diretta. In questo caso, il sogno racconta il vissuto del soggetto nel momento in cui l’evento è accaduto, senza mediazioni simboliche.
Se l’origine è durante la nascita, il vissuto non è del soggetto, ma della madre nel periodo del travaglio e del parto. L’inconscio del neonato registra quell’esperienza come propria, perché non esiste ancora una separazione funzionale. Il sogno, in questo caso, parla attraverso immagini che appartengono alla memoria corporea materna, trasmessa al figlio come imprinting.
Se l’origine è prima della nascita, siamo nel tempo della gravidanza o oltre. Anche qui il vissuto è materno, ma può spingersi ancora più indietro: nella storia degli antenati. In questo caso, l’emozione non nasce nell’individuo, ma viene ereditata come funzione biologica dell’albero. Il sogno può allora raccontare il vissuto di un avo, non come simbolo, ma come memoria genealogica attiva.
In tutti i casi, l’errore più comune è fermarsi alla partenza. Alla crisi visibile. Alla scena che ha fatto male. Al momento che ha lasciato il segno cosciente. Ma la struttura che sostiene quella scena è sempre più antica.
Cronogenetica lavora esattamente qui: non sull’evento che ha colpito, ma su quello che ha predisposto. Non sulla ferita aperta, ma sulla matrice che l’ha resa possibile.
Quando l’origine viene riconosciuta, l’emozione perde la necessità di ripetersi. Non perché venga combattuta, ma perché viene finalmente collocata nel suo tempo reale. E ciò che è collocato nel tempo giusto smette di invadere il presente.
Ogni evento ha una partenza.
Ogni partenza ha una nascita.
Ma ogni nascita ha sempre un’origine che la precede.
Ed è solo lì che il lavoro può dirsi concluso.




