Qual è il conflitto del Coronavirus? Parte B

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Ma allora perché in ITALIA???

In Italia non c’è un regime come quello cinese, la nostra democrazia è titubante e loquace, ma non ci ha ancora costretto, fino ad oggi, ad obbedire a ordinanze di restringimento della libertà personale e a chiuderci nelle nostre disperate paure. Allora perché il virus della paura di essere invasi e della paura della morte entra per primo in Europa dalle nostre porte italiche???

Vorremmo tentare di offrire una spiegazione transgenerazionale connessa all’inconscio familiare della nostra Penisola. Non si tratta di un giudizio, bensì di una occasione per meditare il nostro modo di percepire la realtà.

Negli ultimi tempi il risentito nazionale è stato molto sollecitato dall’emigrazione pressante che proveniva dalla Libia e tutti gli Italiani si sono sentiti in qualche modo invasi da questo flusso continuo. La politica ha utilizzato molto questo tema per le sue battaglie, ma nessuno ha mai davvero pensato che queste persone potessero minacciare i nostri spazi vitali. Non è qui da ricercare il nostro conflitto da “mancanza di aria”.

Le regole del biologico sono molto semplici e primarie, non seguono elucubrazioni psicologiche o culturali e neppure approfondimenti sociologici. Per l’inconscio generazionale non ci sono pericoli da fronteggiare finché il cammino evolutivo non si blocca. E quando si blocca il cammino evolutivo? Semplice, quando non si fanno più bambini!

Boris Johnson, leader inglese, ha affermato che il virus è atterrato in Italia perché siamo una popolazione di vecchi! E’ vero, solo nel senso che non si fanno più bambini e non che ci sono troppi anziani! L’evoluzione, a livello biologico, non è la coscienza spirituale e planetaria che possiamo attivare in noi seguendo percorsi di illuminazione o seguendo guru o elevati asceti. Non è neppure la visione del futuro che lo studio e la cultura è in grado di innescare nella persona che ha aperto la sua mente.

L’evoluzione è solo e semplicemente

che possano continuare a nascere bambini!!!!!

Quando questa evidenza si blocca, tutto perde senso e l’inconscio di razza corre ai ripari utilizzando tutto il suo potere, per rimettere a tema quello che non vogliamo neppure più vedere!!!

Ma andiamo con ordine. In percentuale la maggioranza dei morti da coronavirus sono maschi oltre i 60 anni. Perché il maschio è quello più colpito dal coronavirus? Perché non trova più la sua collocazione, si sente invaso dalle istanze femminili e non si ritrova più nel suo proprio territorio e tende a perdere il ruolo.

Il maschile o recupera la sua posizione e il suo ruolo di visione, o sottostà alla femmina che lo vuole addolcire e trasformare in cavaliere galante. La terza via è quella di andarsene, risolvendo alla radice il conflitto (la morte, a livello biologico, è una modalità per risolvere il conflitto)

Anche le femmine continuano la loro trasformazione verso la mascolinità e si sentono fallite se non riescono a gestire il maschile come vogliono loro, oppure se non riescono ad imporsi così come avrebbero voluto. Anche questa tipologia di femmine si sente in gabbia, non è per un conflitto connesso al tradimento del partner, ma per una minaccia del suo spazio vitale causato dai propri stessi sensi di colpa.

Oggi, nella relazione tra maschi e femmine, c’è un costante rimpallo su chi deve fare cosa. Se il primo non lo vuole fare, neppure l’altra sa cosa significa cedere. Nel rapporto quotidiano nessuno dei due vuole assumere il ruolo di femmina, così che entrambi ricercano costantemente di assumersi soltanto ruoli maschili. Il “mammo”, che è andato di moda per qualche tempo, è durato poco, perché il maschio si stufa o piuttosto si atrofizza e poi non serve più a niente.

Qui il terreno conflittuale è che nessuno (sia maschi che femmine) ritrova un proprio ruolo riconosciuto.

La rabbia è stata abbondantemente espressa ed esplicitata in questi anni nella relazione maschile e femminile: il femminicidio (nonostante il suo calo negli ultimi 10 anni) è stato percepito come una vera emergenza tutta italiana. E’ proprio così, non può essere la violenza o l’autoritarismo a gestire le relazioni umane. Dopo il femminicidio la rabbia si trasforma in tristezza, perché la forza non è mai la soluzione nel confronto tra i generi.

Emerge in maniera sempre più evidente come le giovani donne, che ormai hanno già compiuto i quarant’anni, non siano più in grado di accettare e di assumersi un ruolo funzionale nella relazione con il maschio. In adolescenza tutti siamo spinti a conoscere il mondo e ci piace non limitarci in nessuna esperienza, sappiamo che arriverà il momento di fermarsi e di pensare a rendere stabile la relazione affettiva in funzione del lavoro e dei figli.

Oggi si tende sempre più a permanere in una perenne adolescenza, dove si vuole continuare a tenere i piedi in due staffe, non si vuole scegliere, si cerca di mantenere le vecchie amicizie senza coinvolgere il partner. I pochi che riescono ad accettare la convivenza non comprano più casa insieme, i soldi e i conti sono drasticamente separati, quando si va a cena si paga una volta per uno. Vogliamo tutti mantenere e prolungare questo aspetto eterno da Peter Pan senza coinvolgersi, senza compromettersi.

Accade allora che proprio l’inconscio biologico si incarica di spingerci alla scelta e “la mancanza di aria” la sperimentiamo proprio in questa richiesta inconscia ma pressante che ci vuole imporre la scelta. Vuoi fare la madre o l’adolescente che va in giro con le amiche per discoteche? La vita è fatta di capitoli e di tempi che vanno rispettati e quando si inizia una nuova fase, quella precedente deve potersi chiudere in maniera serena e senza drammi.

Le api sanno sempre dove volare e sopra un campo di concime riescono a posarsi sull’unico fiore che è spuntato. Le mosche invece, anche in un campo bellissimo e sterminato di fiori, riescono a posarsi su l’unica deiezione lasciata da un animale. E’ questione di natura o di scelta?

Ogni azione ha una conseguenza e devo insegnare ai miei figli questa cosa: che i cicli della vita cambiano! Perché una madre deve convincere i propri figli che deve mantenere una parte del proprio tempo per andare con le sue amiche in discoteca?

 

 

IL NUOVO IMPERATIVO CATEGORICO: L’ACCUDIMENTO!

Qual è l’aspetto biologico della nostra presenza nel mondo?

Siamo qui per imparare e continuare ad evolvere!

Non si tratta di una pulsione morale, né culturale, né ideologica, ma di una necessità etica e spirituale incisa nella razza umana. Non abbiamo bisogno neppure di una religione che ce lo insegni, perché è iscritto dentro il nostro DNA.

La nostra fine non può essere quella di continuare a comprare oggetti che non ci servono, o a consumare risorse infinite e materia. Dobbiamo poter tornare indietro, o meglio andare avanti e riscoprire l’ACCUDIMENTO, di noi stessi, dei nostri figli, delle cose! E’ un imperativo biologico ed è simile alla compassione per tutto ciò che respira.

Oggi i bambini sono invece percepiti come un peso e dunque meglio rivolgersi all’animale da compagnia. Così notiamo le nuove coppie protese alla gestione di un animale, nel tentativo di immaginarsi come vorrebbero un figlio, come potrebbero plasmarlo a propria immagine e somiglianza, senza ricevere parole in cambio, perché l’animale (grazie al cielo?) sembra star zitto.

Nelle famiglie in cui i figli sono arrivati, il maschio, che ha perso il suo ruolo di protezione e direzione, desidererebbe, quando torna a casa dal lavoro, giocare con il proprio bambino, ma quando la compagna aumenta la delega delle cose da fare per la casa e per il piccolo, pian piano il maschio allunga i suoi tempi al lavoro e torna sempre più tardi. Anche la donna, se lavora, farà in modo di allungare i suoi e così con i figli non resta più nessuno.

La soluzione è lampante: non fare più figli, perché ormai nel pensiero comune, creano un limite assoluto alla libertà del singolo. Il soggetto ha sempre più terrore che qualcuno o qualcosa possa limitare la sua libertà. Il figlio, non è più la gioia della vita, l’evoluzione della mia presenza nel mondo, ma viene vissuto come un invasore del mio territorio, e il mio clan non può più darmi mano come era un tempo.

Siamo così stressati dalla presenza di un figlio che abbiamo dovuto obbligarci ad inventare un presidio di sicurezza che ci permetta di non dimenticarlo legato in auto a morire! A livello biologico, quando ci sono incidenti sui bambini perché non sono stati adeguatamente controllati e protetti dagli adulti, non si tratta di mera disgrazia, né di una problematica connessa allo stress moderno o alla distrazione; il vero motivo è la totale mancanza di eticità in quel clan.

IL RESPIRO E’ IL TEMA DEL PADRE.

Il tema del respiro o della mancanza di respiro è collegato al padre. Quando si nasce usciamo da un ambiente acquatico dove non c’era bisogno di respirare, ed entriamo in un altro luogo impalpabile e freddo fatto di aria. Qui andiamo a conoscere nostro padre, nello stesso istante in cui quell’aria, dolorosamente, entra per la prima volta nei nostri polmoni. E’ il pianto della nascita, l’incontro con nostro padre.

Ma quando il maschile perde la sua funzione di guida e di visione significa che si rifiuta di esserci e di combattere. Questo virus viene a chiedere a ciascuno: “Fammi vedere se vuoi vivere o no! Se hai le palle per vivere!”

 

In Cina i maschi si sentono prigionieri, e quando si muovono emigrando altrove, tornano e vedono la differenza tra la libertà rinchiusa della loro terra e il respiro della vita che è fuori. Cominciano a fare confronti e non si sentono più a loro agio.

Anche in Italia soprattutto nel nord operoso, il maschile è stato sommerso, non da un regime, ma dalla forza delle donne che sono più brave e più capaci di organizzare il futuro. Anche nelle famiglie sono sempre più le donne a gestire e guidare il partner anche economicamente! Ma questo non sarebbe un problema, se continuassero ad arrivare i bambini.

Il potere di generare viene messo in discussione alla radice. Nessuno si sente in grado di sacrificare, per un altro essere, quello che i genitori hanno sofferto per lui. Si arriva a concepire l’ACCUDIMENTO non come gioia del vivere e dell’appartenenza, ma come un lavoro che induce sofferenza e tristezza.

Se a 40 anni le donne non hanno ancora scelto di diventare madri, a 45 si arrendono e confessano che: “Forse era meglio che l’avessi fatto un figlio!” Non può essere solo pigrizia, è proprio il terrore di essere invasi!

Eppure vogliono avere i figli anche le coppie omosessuali-, così abbiamo potuto modificare anche l’ultimo assunto che non poteva essere cambiato: possiamo anche delegare il concepimento di un figlio. Con l’utero in affitto abbiamo inventato la possibilità di caricarci di una nuova esistenza, senza prenderne la responsabilità.

 

Anche in Cina la problematica più profonda del conflitto è sempre connessa ai figli: sono state uccise per generazioni milioni di bambine ed oggi ci sono 33 milioni di uomini in più rispetto alle femmine. E’ stato il bisogno di avere un solo figlio, secondo la legge comunista cinese, che ha determinato lo sterminio delle bambine e questo ha permesso l’invasione dei maschi. Ma tutte le cose che in natura non si equilibrano, producono una controreazione. Oggi le donne cinesi non si accontentano più, perché possono scegliere tra molti maschi e pretendere di avere la condizione economica e sociale migliore. Anche lì è stato messo in crisi l’accudimento.

 

Per tornare all’Italia, che il sentirsi invasi sia collegato ai figli e non agli stranieri, possiamo desumerlo da un altro dato sconcertante. Dal 1978 (in più di 40 anni) ad oggi ci sono state 6 milioni di interruzioni di gravidanza in Italia. Questo significa semplicemente che, a livello biologico, la nostra terra italiana era in grado di ricevere, sfamare e crescere tutte quelle persone, a prescindere dalla condizione sociale ed emozionale della donna. Ora, poiché siamo tutti connessi nel profondo, quel vuoto è stato riempito, perché è proprio lo stesso numero di stranieri che sono immigrati in Italia nell’identico periodo (5 milioni regolari e un altro milione irregolare). Non è dunque un caso, tutto vive di una intelligenza profonda. Tutto si regola e si equilibra. Siamo noi che non conosciamo le regole dell’equilibrio e infrangiamo l’armonia del pianeta.

 

L’INFEZIONE DA CORONAVIRUS a livello Biologico

Quando il conflitto di territorio si attiva e mi sento invaso nel mio spazio vitale vengo automaticamente contattato dal virus e divento positivo. Qui comincia la battaglia, devo dimostrare che ho voglia di vivere, sono ancora asintomatico. Quando il conflitto si trasforma in polmonite è come se l’aria non riesca a rimanere negli alveoli che si riempiono di liquido, il mio respiro cerca la protezione originaria dell’acqua, e si attiva il desiderio inconscio di ritornare nell’utero dove non c’era bisogno di respirare. Così devo essere intubato e sarà una macchina a darmi il ritmo del mio respiro. Devo reimparare a respirare e in quella battaglia ritornerò autonomo quando avrò deciso di non restare più nell’utero e nella protezione del materno, ma di rischiare finalmente di conoscere il volto di mio padre, il volto dell’ignoto. Per chi supererà questa crisi, per chi farà questa scelta, non avrà sviluppato semplicemente degli anticorpi, ma tornerà ad avere un respiro più grande non solo per lui ma per tutti, un respiro che oggi manca.

 

Questo virus viene a insegnarci e a costringerci di nuovo all’accudimento e all’attenzione dell’altro.

Si salverà solo chi comprende il fondamento del mutuo soccorso. Se il maschile deve riprendere in mano il potere della visione, la femmina deve riprendere il potere e la forza dell’accudimento.

 

Ma questo virus ha la corona in testa e riporta il cuore all’unità, perché rimette in gerarchia di importanza tutte le cose che abbiamo confuso e scoordinato. Anche se ci toccherà passare in una palude di dolore infinito.

 

Dopo le tante morti che saremo costretti a vedere, e non solo di persone anziane, torneremo a fare bambini. E’ biologico, accade così continuamente nella storia! Non ci sentiremo più invasi! Già adesso in questi giorni di quarantena, avvengono miracolosi concepimenti che ci trasportano oltre la paura della morte e danno di nuovo un senso all’esistenza. L’inconscio biologico possiede una saggezza profonda e funziona. Quando è in pericolo il branco e la sopravvivenza del popolo, una guerra o una epidemia sono l’elemento che riattiva i valori e le forze evolutive che si sono smarrite. Questo accade da sempre e in maniera spontanea!

 

Biologicamente siamo costretti ad evolvere!

 

Anche se noi speriamo sempre che prima o poi l’Essere Umano arrivi a volerlo COSCIENTEMENTE