NEVROSI DI CLASSE: QUANDO TI SENTI FUORI POSTO OVUNQUE
NEVROSI DI CLASSE: QUANDO IL TEMPO NON TROVA POSTO
La cosiddetta “nevrosi di classe” non è un disagio psicologico astratto.
È una discontinuità temporale.
Si manifesta quando una persona non riesce a collocarsi in modo stabile tra ciò che eredita, ciò che realizza e ciò verso cui è spinta. Non perché manchi volontà o capacità, ma perché queste tre dimensioni non appartengono allo stesso tempo genealogico.
La sociologia clinica ha descritto questo fenomeno come scissione identitaria. Vincent de Gaulejac lo ha formulato in modo netto: l’individuo è attraversato da una storia che non ha scelto e tenta, spesso invano, di diventarne soggetto.
In termini genealogici, il problema non è “salire di classe”.
È restare fedeli a un tempo che non è più quello attuale.
Quando una persona supera il livello sociale, culturale o simbolico della propria famiglia d’origine, non si libera automaticamente del passato. L’albero continua a operare attraverso lealtà silenziose: appartenenze, sacrifici, umiliazioni, promesse implicite.
Il conflitto non è tra passato e presente.
È tra due ordini temporali incompatibili.
Da un lato, l’eredità: ciò che ha permesso alla famiglia di sopravvivere.
Dall’altro, la realizzazione: ciò che la vita attuale rende possibile.
Quando questi due piani restano sovrapposti senza gerarchia, nasce una tensione che non trova soluzione.
È qui che compare il doppio legame genealogico:
“Vai oltre me, ma non lasciarmi.”
“Diventa ciò che io non ho potuto essere, ma resta dalla mia parte.”
Qualunque scelta viene letta come tradimento.
Ogni successo porta con sé una colpa.
Ogni fallimento sembra ristabilire un ordine antico.
Il risultato non è solo disagio emotivo.
È una ripetizione strutturale: carriere che si interrompono nel momento decisivo, relazioni che crollano quando diventano stabili, scelte che si bloccano proprio quando stanno per compiersi.
La Cronogenetica non legge questa dinamica in termini di ambizione o di conflitto sociale.
La legge come blocco di collocazione nel tempo.
Non è il desiderio di riuscire a creare il problema.
È il fatto che il successo viene vissuto come fuori posto rispetto alla storia dell’albero.
Finché questa incongruenza resta attiva, la persona continua a oscillare: non appartiene più al passato, ma non può abitare il presente. Non perché non lo meriti, ma perché quel tempo non è ancora stato riconosciuto come legittimo.
Il lavoro cronogenetico non chiede di rinnegare l’origine, né di giustificare l’ascesa.
Chiede di separare i tempi.
Quando l’eredità viene restituita al suo contesto e il presente viene riconosciuto come tempo proprio, la tensione si scioglie. Non per adattamento psicologico, ma perché la lealtà non deve più esprimersi attraverso il fallimento.
La nevrosi di classe non è sentirsi fuori posto ovunque.
È essere rimasti agganciati a un tempo che non è più quello in cui si vive.





