L’Archetipo numero nove parla di EREDITA’ e di INSEGNAMENTO. “Cosa sacrifico nella mia vita?” O meglio: “Cosa rendo sacro nella mia esistenza?” “Per cosa vale la pena vivere?”

La nona Sĕfirōt è il Fondamento dell’Albero, l’ultima del percorso prima del Destino (Sĕfirōt n°10), ed è stata denominata IL MIO INSEGNAMENTO perché è ciò che fonda l’esistenza di un Uomo e di una Donna: la sacralità della scelta di seguire e inverare i propri Talenti.

L’azione nel mondo che il maschio compie è quella della LIBERTA’ DA e lo abbiamo visto nella Sĕfirōt n°7, quando decide di allontanarsi dalla sua terra e dal karma del suo albero per tentare la fortuna altrove. Mentre l’azione della donna è quella di sparigliare le carte con un nuovo bambino e lo abbiamo approfondito nella Sĕfirōt n°8, l’archetipo dove gli emisferi entrano finalmente in sintonia.

Qui, Sĕfirōt n°9, il gioco si fa più profondo perché ti stai domandando di quello che lascerai dietro di te, quale sarà il tuo contributo personale nella lunga e infinita storia evolutiva dell’Essere Umano. Non è un luogo di presunzione, né di orgoglio, ma di realistica umiltà perché solo tu puoi dare quella pennellata al quadro e imprimere quel tratto di luce dentro la materia.

Di nuovo, come sempre, hai a disposizione due scelte, perché la nostra possibilità di valutazione ha sempre bisogno di almeno due opzioni, perché due sono i nostri emisferi, due i nostri genitori, due i clan a cui apparteniamo:

  1. La prima eredità, il primo insegnamento che puoi valutare, si chiama MANTENIMENTO e CONSERVAZIONE: è quello di passare ai posteri quello che hai ricevuto dai tuoi antenati. Qui l’evoluzione stessa è dentro gli argini del fiume del tuo albero che accetti di servire e di obbedire, seguendo le sue regole e le sue visioni. Non è necessario che tu scopri o attivi i tuoi talenti personali, perché quelli della tua famiglia sono in te una specie di seconda natura e, quasi senza sforzo, puoi continuare a fare quello che facevano loro. Magari sei figlio di artigiani o di professionisti o di musicisti, hai un mestiere preciso che ti è stato insegnato fin da piccolo e che sai fare ad occhi chiusi. Qui l’evoluzione ha il solo scopo di mantenere ciò che ci è stato dato, magari aggiungendo qualcosa di nuovo, ma sicuramente con il comando di non perdere ciò che già è stato acquisito. Questa visione del mondo evolve lentamente ed ha un pensiero di possessività molto forte, è legata al corporativismo, al protezionismo, alle realtà delle lobby. L’energia sessuale e produttiva di questa famiglia si alimenta di se stessa, non riesce ad uscire fuori da sé, non ama la diversità, mantiene stretti i rapporti tra i suoi componenti, giudica pesantemente i comportamenti singoli che non siano confacenti al gruppo. C’è un’attrazione fisica molto forte tra consanguinei ed è facile sposarsi tra cugini, per non disperdere l’energia, il patrimonio, la bravura, la professionalità e la perfezione che sono state raggiunte nel tempo. Il talento del singolo qui viene espresso solo negli hobby, nei momenti di sfogo, nella ricerca della bellezza e dell’arte, ma non diventano mai lo scopo dell’esistenza.
  2. La seconda eredità è quella di uscire dal cerchio sicuro del clan, per servire proprio il tuo talento, quello che non coincide più con le aspettative dell’albero. Diventi non il condottiero che ha sotto controllo tutte le proprie forze (come nel carro dei tarocchi della Sĕfirōt n°7), ma l’eremita che procede all’indietro con la sua lanterna per illuminare un incerto sentiero, mentre rinuncia a tutte le certezze che ha ereditato per ricominciare da zero. Il numero nove dell’Albero della Vita è connesso agli organi sessuali, e possiamo comprendere il suo significato in questo modo: o continui ad alimentarti dell’energia del tuo gruppo familiare e rimani nel flusso del Tempo Madre, oppure attivi il tuo potere di scelta, per ritirarti dalla forza dell’attrazione e scendere nella tua interiorità. E’ lo strappo definitivo, quello che ti permetterà di non farti più carpire dall’attrazione, e di costruire il tuo Tempo Prova.

In questo ultimo archetipo IL MIO INSEGNAMENTO (Sĕfirōt n°9), la scelta si gioca su un livello più profondo: è il territorio sconosciuto che riguarda la tua stessa interiorità, dove si può accedere alla GENIALITA’ solo dopo aver rinunciato a generare nuovi bambini e quindi nuovo karma (anche se, puoi ricordare che a livello biologico, fare figli è un intento evolutivo sempre e comunque! Ma qui stiamo parlando dell’Archetipo Evolutivo Antropologico).

Abbiamo già approfondito, nell’archetipo dell’Identità (Sĕfirōt n°4), il caso della Resilienza, quando cioè padre e madre rifiutano il figlio. Se l’identità della persona non riceve appoggio né dal Padre, né dalla Madre è molto probabile che si sviluppino malattie autoimmuni o del sangue. Chi riesce a non soccombere diventa un vero resiliente, perché è riuscito ad accettare il RIFIUTO. Qui invece (Sĕfirōt n°9), il RIFIUTO viene formulato dal soggetto nei confronti del Tempo Madre del proprio Albero per riuscire a seguire la propria strada, assolutamente originale e autonoma.

In questo modo si riesce a fare qualcosa di innovativo, a lasciare un segno nel mondo, a diventare un modello per altri. Non sono più un Demiurgo che utilizza la materia creata da altri, ma divento un vero Creatore, faccio scaturire dal nulla la materia e sono della stessa Sostanza del Padre.

IL CONCETTO DI TEMPO MADRE

Il Tempo Madre lo definiamo come la somma di tutte le scelte “liberamente” compiute da tutti gli esseri volitivi e senzienti negli ultimi 500 anni e che si proietta nel futuro per almeno altri 100. Ciò che il nostro pianeta e la nostra società sono diventati oggi è il frutto delle scelte, responsabili o errate, che hanno compiuto coloro che l’hanno abitato in tutto questo tempo. Quello che viviamo e vediamo intorno non è che la manifestazione di “quei” pensieri e soprattutto di “quelle” azioni che sono già state compiute e che hanno già determinato il flusso temporale che noi siamo “costretti” a vivere. Certo, a livello sociale, possiamo cambiare comportamenti e pensieri in qualsiasi momento, ma il frutto di questo mutamento sarà pienamente fruibile solo dai nostri figli e dai figli dei nostri figli. La libertà di scelta permane sempre, ma il peso di quella che è stata già agita e utilizzata dai nostri padri forma un serbatoio energetico che è molto più potente e forte di noi e ci soverchia dall’alto.

Non possiamo cambiare la storia. Questa massa di pensieri e di azioni già compiute produce un effetto ben preciso sul corso degli eventi e condiziona tutti i pensieri e tutte le azioni successive, anche di quelli che nasceranno dopo e che non “dovrebbero avere nessuna colpa”. La religione ci avverte che tutti nasciamo nel Peccato Originale che forse altro non è se non quella massa di scelte già compiute che ipotecano fortemente il nostro presente. Non possiamo modificare quello che ci precede, possiamo soltanto subirne il peso e tentare di attutirne l’impatto; ma quello che “ci tocca” è solo la “giusta” conseguenza delle scelte effettuate nel Tempo Madre.

./. continua