L’archetipo numero 6 è LA GIOIA DI VIVERE. Inaspettatamente la gioia è qui strettamente connessa con la bellezza intesa come integrazione delle varie personalità del giovane che ha compiuto i suoi 21 anni ed è diventato anche biologicamente adulto. E’ il momento in cui un uomo e una donna possono finalmente staccarsi dai legami dei due clan e dare potere alla visione del loro futuro. Possono avere il coraggio di immaginare il Bello e il Buono che è dentro di loro a prescindere dai legami che li inchiodano all’Albero Generazionale.

Nel sesto Archetipo si parla di Bellezza, di luce, di attrazione, della vita e della Gioia di Vivere. E’ l’archetipo del Sole che pulsa nel cuore della persona. E’ l’urgenza della pienezza e della compiutezza. La gioia di vivere è autonomia, quando sono tutt’uno con me stessa/o e non provo il dolore della dicotomia e della separazione. Non devo più faticare nella realtà per mediare tra mio padre e mia madre, sono finalmente solo con me stesso e con i miei sogni che realizzerò domani.

LA GIOIA DI VIVERE è anche NARCISISMO allo stato puro: mi specchio nella fonte e sono solo davanti alla MIA IMMAGINE e mi riconosco finalmente. In me vedo mio padre e mia madre, ma io SONO ALTRO da loro e non sono la semplice somma delle loro parti; non posso prendermi sulle spalle i loro sogni infranti. Occorre passare dalla fase dell’Ego egoistico e strutturarlo bene per liberarci dall’identificazione con l’albero. Solo dopo l’Ego va calmierato: “partire da sé, senza mettere sé al centro!”

Il sesto Archetipo è quello della bellezza e si manifesta nel 21° anno di vita, quando la persona accede al suo livello adulto compiuto! Abbiamo già fatto alcune prime scelte e abbiamo già preso una qualche direzione nella nostra esistenza, ma di chiaro c’è ancora poco. Siamo in piena TEOLOGIA NEGATIVA: sappiamo benissimo quello che NON VOGLIAMO FARE!

Superato l’out-out dell’adolescenza e il dramma del “vivere o morire”, ancora non si palesa fino in fondo e con la dovuta chiarezza quello che il giovane vuole fare, quello che vuole diventare. Sa però, perfettamente, quello che non vuole essere e che non vuole diventare!

Per sua grande fortuna tutta l’attenzione si sposta adesso sul tema dell’ATTRAZIONE. Questo è il momento del sentimento e del vero e profondo innamoramento.

La GIOIA di VIVERE è provare l’emozione dell’innamoramento, il dono di vivere questo “perdersi” negli occhi di un’altra/o. C’è solo gioia e allegria, l’assoluta spensieratezza di chi può cogliere l’attimo. E’ il momento del dono reciproco ed anche se la relazione fosse durata solo 15 giorni, è valsa la pena viverla e il suo ricordo permarrà per tutta l’esistenza.

Il maschio vive l’innamoramento come un fatto di esperienza. E’ una sorta di allenamento, a 21 anni si lancia tranquillo nella sperimentazione, ma con cautela, sa che il nuovo rapporto con quella ragazza non sarà definitivo. E’ un modo per attivare e rendere forte questa parte.

La femmina si perde invece completamente nella gioia di donarsi. Fino a quest’età /21 anni)lei parlava di affettività, ma adesso si rende conto di aver raggiunto l’elemento dell’attrazione e la possibilità della condivisione. Sono sentimenti che la sopravanzano e non vive certo l’innamoramento come allenamento, ma piuttosto come speranza che la relazione diventi continuativa. Anche se le relazioni si concludono rapidamente, la femmina spera sempre che, modificando qualcosa di se stessa, riesca a far diventare stabile il rapporto con il maschio che incontra e da cui è attratta. Il suo interesse biologico è il desiderio di costruire qualcosa di continuativo ed è per questo che impara subito a mediare, sa che spetta a lei.

Il maschio non media nulla, ma pretende obbedienza: questa è una modalità culturale un po’ pesante e non certo biologica. Le scelte attrattive e/o affettive per lui dipendono ancora dalla convenienza, c’è sempre un calcolo di convenienza: come sostituire la madre o modificare il femminile della partner per renderlo più sostenibile per sé.

Se la GIOIA di vivere del maschio è l’allenamento all’emozione per non farsi troppo coinvolgere, nel costante tentativo di trovare condizioni per sé sempre più favorevoli.

La GIOIA della femmina è la mediazione intesa come il giusto equilibrio tra vivere la propria esistenza e raggiungere la propria autonomia.

Oggi ci sono stati evidenti scambi di ruolo e la donna comincia a pretendere le medesime convenienze dell’uomo. E’ qui che comincia a pensare: “Io non sarò come mia madre (le fa un po’ pietà in effetti), non farò mai i sacrifici che ha fatto lei. Io saprò gestire il mio uomo come voglio io!”

Un tempo a 21 anni non si riusciva neppure a definire il proprio sogno, figurarsi a realizzarlo! Ci si ritrovava già padri o madri in un matrimonio combinato da altri per noi. Prima c’era il bisogno di metter su famiglia e di sistemare subito le nuove braccia a lavorare nei campi. Oggi non c’è più questa necessità ed è possibile davvero assaporare la GIOIA DI VIVERE, intesa come capacità di addestrarsi ad avere corrispondenze e relazioni umane.

A 21 anni la gioia di vivere è scoprire di avere l’energia per poter fare ancora tutto con la propria vita. Hai davvero il mondo nelle tue mani. E se l’incontro con l’altro sesso viene vissuto con giustizia e semplicità, cioè con reciprocità, allora tutto diventa luminoso e stupendo. Quello che ti sei privata/o a quell’età, non sarai più capace di recuperarlo dopo. L’attrazione in questo momento dell’esistenza non ha eguali.

Molte persone, soprattutto femmine, si privano di sperimentare l’attrazione in quel momento così importante della propria vita e poi passano tutto il resto dell’esistenza nel vano tentativo di poter recuperare. Lo stesso allungamento dell’attrazione fisica fino a 50/60 anni, con il culto del proprio corpo e dell’apparenza estetica, viene proiettata solo nell’immaginario e, se andiamo a comprendere la causa radice di quel vissuto “mancato”, scopriremo quasi sempre una situazione sessuale non vissuta o vissuta male proprio introno ai vent’anni. Chi ha mancato quell’appuntamento dovrebbe accettare questo suo limite come un dato di fatto e chiudere quella porta quando l’età lo consiglierebbe; altrimenti si potrebbe attivare la necessità di cadere in una specie di dipendenza, un tipo di meccanismo automatico di overdose per simulare la pulsione di allora.

La sessualità espressa e vissuta correttamente a 21 anni è la modalità migliore per sperimentare la pulsione attrattiva e la capacità di riconoscere la sincronicità negli eventi. A quell’età non è importante il livello della tecnica amatoria o la perfezione dell’atto sessuale; non è infatti questo che determina il piacere.

Nel percorso cronogenetico, nella gioia di vivere, la maggior parte delle persone inserisce la proiezione dell’ANSIA che è sì collegata alla nostra personale paura del futuro, ma può essere anche spiegata come ansia da prestazione, dal dubbio di ogni ragazzo o ragazza di essere davvero all’altezza di saper gestire l’atto sessuale in sé.

L’ansia è comunque ben riposta in questa Sephiroth proprio perché l’orizzonte di un giovane a 21 anni è così ampio e sconfinato da non cogliere alcuna direzione, e questo attiva una vera e propria mancanza di aria, un attacco di panico, al pensiero di poter sbagliare la scelta.

Se il femminile confonde la gioia di vivere con l’ansia della prestazione: “Sarò in grado di soddisfarlo?”; il maschile trova gioia solo nell’attimo, “Fermati attimo sei bello!”, per la paura di entrare in ansia per i soliti pesanti pensieri quotidiani.

Nella sessualità c’è sempre la possibilità che un bambino arrivi, ma la paura che questo accada non può distruggere la relazione e la necessità fusionale. Perché ci sono così pochi figli oggi? In un mondo di pornografia per tutti, sembra che la vera e normale sessualità abbia trovato una battuta d’arresto tra i giovani. Perché i ragazzi di oggi non si abbandonano alla CREAZIONE? Certo perché hanno già tutto ed un figlio è visto e vissuto come un limite. Ma sapete qual è il motivo profondo di questo blocco procreativo?

E’ non aver compreso la NATURA dell’ATTRAZIONE!

Nell’attrazione non esiste sottomissione e neppure che qualcuno si lasci andare o si arrenda al desiderio di un altro! Nell’attrazione la scelta deve essere sempre RECIPROCA: “Io scelgo di stare con te! E tu scegli di stare con me!”  Dalla rivoluzione e liberazione sessuale l’attrazione è stata sdoganata, nel senso che si è resa ATTIVABILE.

Oggi non ci sono più remore di ordine morale, sono saltate le convenienze e i luoghi comuni sociali: una donna matura può mettersi insieme ad un ragazzo più giovane, le differenze di età non sono più un problema. Eppure sempre meno persone possiedono la sensibilità di percepire sia la propria attrazione che quella dell’altra persona nei suoi confronti.

Oggi l’attrazione è sempre male interpretata, non viene neppure percepita sia nel maschile che nel femminile! Manca la GIOIA DI VIVERE perché nessuno sa più rintracciare la scia che lascia l’attrazione. I troppi single di oggi ci confermano appunto questo dato: non hanno mai capito quando qualcuno li voleva!!!!

Ma se non riesci ad accorgerti di quando lui (o lei) è attratto da te; come farai mai a capire se anche tu sei attratta da lui?

 

./. continua