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NON È UNA RINASCITA: È UNA CESSAZIONE

mar 02 gen 2024
Non è una rinascita né una riconnessione. Questo testo mostra perché il lavoro genealogico non produce trasformazioni personali, ma la cessazione di funzioni fuori tempo che occupavano il presente. Quando smettono, il resto diventa disponibile.
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NON È UNA RINASCITA: È UNA CESSAZIONE

Non esiste alcun rinascimento personale.
Non si rinasce dentro l’albero genealogico.

Si smette di esserne occupati.

L’idea di rinascita implica che qualcosa muoia e qualcos’altro nasca. Ma nel lavoro cronogenetico non avviene nessuna trasformazione identitaria, nessuna rigenerazione spirituale, nessun ritorno alle origini.

Avviene una cosa molto più precisa:
una funzione smette di operare.

L’albero genealogico non è un luogo in cui incarnarsi.
È una continuità temporale che attraversa il corpo finché non viene letta nel punto corretto.

Quando una persona guarda alla propria genealogia non per “ritrovare se stessa”, ma per individuare ciò che sta ancora funzionando fuori tempo, il sistema cambia senza bisogno di rinascere.

Non si diventa nuovi.
Si diventa meno occupati.

Il passato non viene integrato.
Viene ricollocato.

Le storie non vengono “riportate in vita”.
Vengono restituite al tempo in cui avevano senso.

La Cronogenetica non propone un viaggio alle origini, né una riconnessione con gli avi. Non serve conoscere le storie familiari, né sentirsi parte di una tradizione. Serve individuare dove una funzione del passato continua a operare come presente.

Quando questo accade, non si prova un senso di rinascita.
Si prova silenzio.

Il corpo non deve più sostenere ruoli, aspettative, riparazioni. Le scelte smettono di essere cariche. Le ripetizioni cessano. Non perché si è cresciuti, ma perché non c’è più nulla da portare.

Il futuro non diventa più ricco.
Diventa disponibile.

Non perché è stato conquistato, ma perché il passato non lo occupa più.

La Cronogenetica non promette un rinascimento.
Mostra perché, quando una continuità genealogica viene vista nel suo tempo, non serve più trasformarsi.

Non si rinasce.
Si resta.

E ciò che prima chiedeva senso,
smette di chiedere.

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