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IL LIMITE NON È UN CONFINE: È UN PUNTO DI ARRESTO

lun 01 gen 2024
Il limite non è un confine da superare, ma un segnale di arresto temporale. Questo testo mostra perché il limite indica una funzione fuori tempo e come, una volta ricollocata, il blocco cessa senza bisogno di andare “oltre”.
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IL LIMITE NON È UN CONFINE: È UN PUNTO DI ARRESTO

Il limite non è un confine da superare.
È un punto in cui qualcosa smette di funzionare.

La lettura comune interpreta il limite come un ostacolo esterno o come una soglia interiore da oltrepassare. La Cronogenetica lo legge in modo diverso: il limite segnala che una funzione ha raggiunto il suo termine.

Non indica dove andare oltre.
Indica dove fermarsi.

Il passato non è un’onda che converge.
Il futuro non è un’onda che diverge.

Queste immagini producono l’illusione che il tempo spinga in due direzioni opposte e che il soggetto possa “usare” questa tensione per crescere. In realtà, ciò che chiami limite nasce quando due tempi vengono sovrapposti.

Una funzione del passato continua a operare come se fosse presente.
Il corpo tenta di portarla avanti.
A un certo punto, non regge più.

Questo è il limite.

Non è una barriera mentale.
Non è una mancanza di visione.
Non è un orizzonte da spostare.

È un segnale biologico e temporale: qui non si procede.

Il limite non chiede interpretazione.
Chiede ricollocazione.

Quando una struttura genealogica è ancora attiva oltre il tempo in cui aveva senso, il sistema produce arresto: ripetizioni che non portano esito, decisioni che non avanzano, possibilità che sembrano sempre accessibili ma mai abitabili.

Il limite non protegge da un futuro più grande.
Protegge il presente da un passato che insiste.

Per questo la Cronogenetica non lavora per “aprire orizzonti”.
Lavora per individuare quale tempo sta ancora occupando il presente.

Quando questo tempo viene riconosciuto e restituito, il limite non viene superato.
Smette di esistere.

Non perché si va oltre.
Ma perché non c’è più nulla che debba fermarti.

Il limite non è un confine da attraversare.
È il punto in cui una funzione fuori tempo viene finalmente vista.

Dopo, non c’è espansione.
C’è continuità possibile.

Non perché tutto diventa possibile,
ma perché ciò che non era più possibile smette di chiedere.

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