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GENITORIALIZZAZIONE: QUANDO IL FIGLIO DIVENTA IL GENITORE

lun 15 gen 2024
La genitorializzazione non è solo una ferita emotiva, ma un’inversione di funzione nel tempo. Questo testo mostra come il bambino resti bloccato fuori dalla propria età e perché solo la ricollocazione temporale può interrompere la ripetizione.
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GENITORIALIZZAZIONE

La genitorializzazione non è una patologia.
È una inversione di funzione nel tempo.

Accade quando un bambino, in modo implicito o esplicito, assume un ruolo che non gli appartiene: sostenere, contenere, proteggere, mediare per un adulto che non riesce a stare nella propria funzione genitoriale. Non per scelta, ma per necessità sistemica.

Il bambino non decide di “fare il grande”.
Viene chiamato a farlo.

Questa inversione non richiede contesti estremi. Può instaurarsi in modo silenzioso: un genitore fragile che si appoggia emotivamente, un adulto che confida, che chiede comprensione, che delega al figlio la tenuta dell’equilibrio familiare. Il gesto non è violento, ma è fuori tempo.

Il risultato è preciso.
Il bambino impara a non chiedere.
A non occupare spazio.
A essere presente per l’altro.

Diventa affidabile, responsabile, capace.
Ma resta fuori dalla propria età.

La genitorializzazione non blocca la crescita biologica, ma quella temporale. Chi la vive non attraversa pienamente la posizione del figlio. Rimane agganciato a un punto in cui il tempo si è fermato, perché era necessario “reggere” qualcosa che non avrebbe dovuto reggere.

Da adulto, questo si manifesta come continuità funzionale: relazioni in cui essere utili è più importante che essere scelti, legami basati sulla necessità più che sull’affetto, difficoltà a ricevere senza sentirsi in debito. Non è una scelta di carattere. È una coerenza temporale.

In termini genealogici, la genitorializzazione non nasce quasi mai dal singolo genitore. Spesso è l’espressione di una storia più lunga: adulti che a loro volta non hanno potuto essere figli, ruoli invertiti già presenti nell’albero, funzioni rimaste senza titolare.

La Cronogenetica non legge questa dinamica come “ferita da guarire”.
La legge come funzione anticipata.

Il bambino genitorializzato ha occupato un posto che non era ancora il suo. Non perché fosse più maturo, ma perché il sistema lo richiedeva. Il lavoro non consiste nel tornare indietro psicologicamente, ma nel ricollocare il tempo.

Quando il ruolo viene restituito all’origine, il tempo riprende a scorrere. Non perché qualcuno viene perdonato o capito, ma perché la funzione torna a chi le appartiene. Il discendente non deve più reggere ciò che non è suo.

Diventare adulti, in questo senso, non significa “staccarsi” dai genitori.
Significa smettere di essere genitori al loro posto.

Solo allora la funzione adulta può emergere davvero, non come compensazione, ma come posizione propria nel tempo.

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