CONFLITTI FAMILIARI: UNA LETTURA CRONOGENETICA DEL CONFLITTO COME FUNZIONE VITALE
CONFLITTI FAMILIARI: UNA LETTURA CRONOGENETICA DEL CONFLITTO COME FUNZIONE VITALE
Il conflitto familiare non è un errore del sistema, né una deviazione patologica da correggere. È una funzione biologica, genealogica e relazionale che si attiva quando una struttura non integrata chiede di essere vista. Prima di essere un problema da risolvere, il conflitto è un linguaggio: un urto tra forze che cercano un nuovo assetto. L’errore moderno è averlo moralizzato, trasformandolo in colpa, fallimento o disfunzione, perdendo così l’accesso alla sua intelligenza originaria.
Ogni conflitto è prima di tutto corporeo. L’etimologia lo rivela senza ambiguità. Conflitto deriva da cum-fligere: urtare insieme, percuotere reciprocamente. Non c’è conflitto senza presenza, senza prossimità, senza contatto. A differenza dell’afflizione, che indica una percossa subita, e dell’infliggere, che presuppone un potere che impone una pena, il conflitto è uno spazio paritario di impatto. Qui non si subisce soltanto: si risponde, si para, si restituisce. Il conflitto è cinestesico, avviene tra corpi e non tra astrazioni. Per questo il suo luogo naturale è la famiglia.
La famiglia è il primo sistema in cui il conflitto può essere sostenuto senza annientamento. È il campo in cui la forza non è asimmetrica come nella guerra o nella punizione, ma distribuita secondo legami di appartenenza. Proprio per questo, ciò che emerge nel conflitto familiare raramente riguarda solo il presente. La famiglia è il luogo dove il tempo si accumula, dove le storie non risolte trovano nuovi corpi per continuare a esprimersi.
Dal punto di vista della psicogenealogia, il conflitto non nasce quasi mai tra due individui isolati. È l’effetto visibile di una dinamica invisibile che attraversa le generazioni. Anne Ancelin Schützenberger ha mostrato come segreti, lutti non elaborati, esclusioni e ingiustizie producano sintomi relazionali nei discendenti. Bert Hellinger ha evidenziato come gli “ordini dell’amore” violati generino tensioni sistemiche che cercano compensazione. In entrambi i casi, il conflitto attuale è un tentativo di riequilibrio, non la causa primaria del dolore.
Molti conflitti di coppia, ad esempio, non sono il risultato di incompatibilità caratteriali, ma di atti di riparazione inconsci. Si sceglie un partner non per incontrarlo davvero, ma per pareggiare una contabilità genealogica rimasta aperta. Si entra in relazione per restituire ciò che è stato tolto, per dare un posto a chi è stato escluso, per compensare un torto antico. In questi casi il conflitto non serve a distruggere il legame, ma a mantenerlo in vita come scena di ripetizione.
La Cronogenetica legge il conflitto proprio in questa chiave. Non come evento isolato, ma come manifestazione temporale di una causa radice. Ogni conflitto persistente indica che l’inconscio genealogico sta tentando di integrare un evento rimasto fuori dal tempo: una perdita improvvisa, un’ingiustizia, un sacrificio forzato, una scelta mai compiuta. Finché questa origine non viene riconosciuta, il conflitto continuerà a riattivarsi sotto forme diverse, con partner diversi, in contesti differenti ma con la stessa struttura.
Tentare di eliminare il conflitto senza comprenderne la funzione equivale a spegnere una spia senza riempire il serbatoio. Il conflitto non si placa con la volontà, con la mediazione razionale o con il semplice miglioramento comunicativo, se la causa che lo genera appartiene a un altro tempo. Può attenuarsi, spostarsi, mascherarsi, ma non sciogliersi davvero.
Questo non significa che il conflitto debba essere alimentato o glorificato. Significa restituirgli dignità come segnale. Quando il conflitto viene letto correttamente, perde la sua carica distruttiva e diventa informazione. Indica dove il sistema si è irrigidito, dove una lealtà invisibile impedisce la scelta, dove una storia chiede finalmente di essere riconosciuta e conclusa.
Nel lavoro cronogenetico, il conflitto viene affrontato risalendo il tempo. Non si lavora sull’evento scatenante, ma sulla struttura che lo rende necessario. Attraverso l’individuazione della causa radice, l’inconscio può finalmente interrompere la ripetizione e liberare l’energia che teneva bloccata nel corpo e nelle relazioni. È in questo passaggio che il conflitto smette di essere urto sterile e diventa trasformazione.
Il conflitto, come nell’evoluzione biologica, è un motore di adattamento. Ha permesso alla specie di sviluppare organi più complessi, risposte più raffinate, strategie di sopravvivenza più efficaci. Allo stesso modo, nella famiglia, il conflitto è il punto di frizione che rende possibile un salto di coscienza. Non eliminarlo, ma comprenderlo, è ciò che consente di tornare a scegliere.
La vera risoluzione non è l’assenza di conflitto, ma la sua integrazione. Quando l’origine è vista, il conflitto non ha più bisogno di urlare. Si scioglie perché ha assolto la sua funzione. Questo è il compito della Cronogenetica: non pacificare superficialmente, ma chiudere il tempo rimasto aperto, affinché la vita possa finalmente smettere di ripetersi e ricominciare a fluire.





