COME FUNZIONA DAVVERO IL TUO INCONSCIO
L’inconscio non è misterioso.
È coerente.
Non ragiona, non interpreta, non valuta.
Conserva e ripete ciò che è stato inciso come necessario alla sopravvivenza.
Non è una “parte profonda” da esplorare, né un luogo simbolico da decifrare.
È una struttura biologica e genealogica che opera secondo regole proprie, indipendenti dalla volontà e dalla coscienza.
Nell’inconscio non esiste contraddizione.
Forze opposte possono convivere senza conflitto. Amare e rifiutare, obbedire e ribellarsi, desiderare e temere non sono vissuti come paradossi. Il conflitto nasce solo quando la mente tenta di risolverli.
Nell’inconscio non esiste negazione.
Ciò che viene nominato viene attivato. Dire “non voglio” non cancella, ma rafforza. L’inconscio non registra l’intenzione di escludere, registra solo la presenza di ciò che viene evocato.
Nell’inconscio non esiste tempo.
Un’emozione vissuta cento anni fa continua ad agire oggi con la stessa intensità. Il tempo cronologico è una costruzione della coscienza; per l’inconscio tutto ciò che non è stato risolto è ancora presente.
Nell’inconscio non esiste distinzione tra interno ed esterno.
Un evento reale, un’immagine, un sogno o una scena immaginata producono lo stesso effetto se l’emozione è autentica. Per l’inconscio, ciò che conta non è “cosa è successo”, ma cosa ha lasciato traccia.
Nell’inconscio non esiste giudizio.
Non conosce bene o male, giusto o sbagliato. Non moralizza. Conserva ciò che è stato necessario, anche se oggi appare incomprensibile o doloroso.
Nell’inconscio non esistono confronti.
Non misura, non paragona, non relativizza. Ciò che è stato inciso come vero continua ad agire finché non viene riconosciuto nel punto della sua origine.
Per questo il lavoro sull’inconscio non passa dalla spiegazione.
Le parole servono alla mente, non alla struttura.
La Cronogenetica non dialoga con l’inconscio: lo ricolloca nel tempo corretto. Parte sempre da un evento genealogico reale, lo legge nel suo contesto biologico e lo restituisce all’origine. Non per cancellarlo, ma per interromperne l’azione nel presente.
Quando l’inconscio riconosce che una funzione ha già assolto il suo compito, smette di ripeterla.
Non perché viene convinto, ma perché non è più necessaria.
Il talento si libera non quando viene potenziato, ma quando non serve più a compensare.
La ripetizione si interrompe non quando viene capita, ma quando viene collocata.
Questo è il funzionamento reale dell’inconscio:
non mistero da esplorare, ma tempo da riallineare.





