ANNE ANCELIN SCHÜTZENBERGER: QUANDO L’INCONSCIO SI RICORDA TUTTO
Anne Ancelin Schützenberger
Il lavoro di Anne Ancelin Schützenberger ha avuto un merito preciso:
rendere leggibile ciò che, fino a quel momento, veniva intuito ma non strutturato.
Non ha “inventato” la psicogenealogia.
L’ha ordinata.
Le ha dato un impianto clinico, un linguaggio, una metodologia osservabile.
Il suo contributo fondamentale è aver mostrato che le ripetizioni familiari non sono metafore, né suggestioni simboliche. Sono fenomeni temporali reali. Eventi, sintomi, incidenti, malattie e crisi tendono a ripresentarsi lungo l’albero genealogico secondo cadenze precise, spesso legate a date, età, anniversari.
L’assunto è semplice e radicale:
ciò che non è stato detto non scompare.
Si ripete.
La ripetizione non è casuale, né psicologica in senso stretto. È il modo con cui l’inconscio genealogico segnala un contenuto rimasto fuori dalla storia narrabile. La persona crede di scegliere, ma spesso sta solo riattivando una continuità che la precede.
Per rendere visibile questa continuità, la Schützenberger ha introdotto uno strumento decisivo: il genosociogramma. Non un albero genealogico descrittivo, ma una mappa temporale che registra non solo nomi e date, bensì eventi critici: lutti, abbandoni, esclusioni, segreti, traumi non elaborati.
Nel suo modello, questi elementi non restano isolati. Si organizzano in sistemi di lealtà invisibili. La sofferenza di un discendente non è letta come errore individuale, ma come trasmissione di un contenuto irrisolto. Non si “eredita” un trauma in modo astratto: si eredita una funzione temporale rimasta attiva.
Le sue nozioni chiave – cripta, fantasma, ripetizione inconscia – non vanno intese come metafore letterarie, ma come tentativi di nominare un dato clinico: il tempo, da solo, non risolve nulla. Senza un atto di riconoscimento, ciò che è stato escluso continua a operare.
La Cronogenetica parte da questo punto.
Non lo nega, non lo supera retoricamente.
Ma introduce una differenza decisiva: non si limita a rendere visibile la memoria. Lavora sulla collocazione temporale. Non basta sapere che un evento si ripete; occorre restituirlo al tempo in cui aveva senso biologico e genealogico.
Il passato non è “da liberare”.
È da rimettere al suo posto.
Questa è l’eredità più profonda del lavoro di Anne Ancelin Schützenberger: aver mostrato che il presente non è autonomo. Continuerà a portare il passato finché quel passato resterà senza tempo.





