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L’AFFETTIVITÀ O L’ESPRESSIVITÀ?

lun 04 mar 2024
L’inconscio non funziona per parità, ma per gerarchia. Quando affettività ed espressività vengono tenute sullo stesso piano, l’energia si blocca. Questo testo mostra perché solo ristabilendo una precedenza temporale le due forze possono smettere di entrare in conflitto.
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L’inconscio non funziona per somma.
Funziona per precedenza.

Quando una persona tenta di tenere tutto sullo stesso piano – cuore e intelligenza, amore e lavoro, affettività ed espressività – non ottiene equilibrio. Ottiene stallo. Non perché manchi energia, ma perché manca un ordine.

La cultura contemporanea ha diffuso un’idea rassicurante: che sia possibile volere tutto insieme, che ogni desiderio possa convivere senza conflitto, che la parità sia sempre un valore. Ma nell’inconscio genealogico questa logica non esiste. Non esiste uguaglianza tra funzioni. Esiste solo gerarchia.

Non nel senso morale o autoritario del termine.
Nel suo senso originario.

Gerarchia significa ciò che presiede nelle cose essenziali.
Ha una funzione precisa: garantire la sopravvivenza e la continuità.

Ogni sistema vivente, nei momenti decisivi, deve stabilire una precedenza. Non può consultare tutte le parti allo stesso modo. Deve sapere quale forza guida e quale segue. Quando questo non avviene, l’energia si disperde in conflitti interni che non trovano soluzione.

Questo vale anche nello sviluppo umano.
Il bambino non vive in parità: attraversa fasi.
Prima la dipendenza, poi la separazione, poi la differenziazione.
Solo oltre una certa soglia temporale può emergere una priorità personale.

Non è una scelta morale, né di genere.
È una questione di tempo interiore.

Arriva un momento in cui una persona deve riconoscere dove si sente realmente viva:
nell’affettività – intesa come appartenenza, condivisione, identità –
oppure nell’espressività – intesa come desiderio, creazione, differenza, proiezione nel mondo.

Non significa rinunciare all’altra dimensione.
Significa metterla in ordine.

Quando affettività ed espressività vengono tenute sullo stesso piano, entrano in conflitto permanente. Il corpo non sa quale funzione sostenere. Ogni scelta sembra tradire qualcosa. Ogni avanzamento viene compensato da un arretramento altrove.

La Cronogenetica mostra che questo conflitto non è psicologico.
È genealogico.

Spesso nell’albero esiste una confusione antica tra le due funzioni: amori sacrificati per dovere, vocazioni espresse contro il legame, oppure affettività vissuta come freno all’espressione. Questa confusione viene ereditata come obbligo a “tenere tutto insieme”.

Ma l’inconscio non regge la democrazia dei desideri.
Regge solo quando una funzione presiede.

Quando la gerarchia viene ristabilita, il conflitto si scioglie. Non perché una parte vince sull’altra, ma perché ciascuna torna al proprio posto. Come tra fratelli: non c’è maggiore valore, c’è solo ordine.

La Cronogenetica non chiede di scegliere cosa è giusto.
Chiede di riconoscere cosa viene prima nel tuo tempo.

Solo allora l’energia smette di bloccarsi.
E ciò che prima si escludeva, può finalmente coesistere senza scontrarsi.

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