L’Archetipo numero 8 è la Gloria che abbiamo denominato “EQUILIBRIO PERFETTO” perché è la sede del giusto discernimento. Siamo nella colonna femminile della Severità dell’Albero della Vita. La parte che riesce finalmente a mettere insieme i due emisferi sempre distanti di razionalità e intuizione per tentare un nuovo equilibrio sull’Albero Generazionale che possa rimettere in discussione le instabilità stagnanti ed il karma reiterato nel tempo. E’ normale constatare che la maggior parte delle cause radici che integriamo con la Cronogenetica risiedano nel clan materno di ogni persona, perché è nell’ovulo materno che si è sedimentato il karma della famiglia e qui si svolge la maggior parte del lavoro.

L’equilibrio perfetto è l’incontro tra emisfero destro ed emisfero sinistro che permette di aprire entrambi gli occhi su una nuova visione e acquisire così la tridimensionalità: da questa unione nasce una nuova possibilità, una nuova proiezione. Ma proprio perché siamo nella colonna del femminile, sappiamo che, a livello biologico, questa concezione si manifesta appunto come una nuova creatura, un nuovo bambino.

Abbiamo già visto, nell’Archetipo numero sette, in che modo il maschile cerca di staccarsi dal karma che gli deriva dalla sua Famiglia di Origine, ma non sa trovare altra soluzione se non quella di cercare fortuna altrove, in nuove terre e nuovi territori (un tempo con lo strumento della guerra di conquista, più recentemente con l’emigrazione).

Molti però si portano dietro il peso degli Antenati e riproducono il medesimo karma nella nuova terra con le successive generazioni (quando ricostruiscono la Little Italy ad esempio); oppure ci sono quelli che recidono per sempre il vecchio legame e abbracciano la nuova condizione (è quello che si è verificato con l’emigrazione negli Stati Uniti, dove gli europei hanno dovuto fare una lunga traversata in nave con un biglietto di sola andata, passare una pesante quarantena e poi ripercorrere tutti gli scalini della gerarchia sociale ed economica, abbracciando il sogno della felicità americana: questo ha spezzato concretamente il legame con le storie del Vecchio Continente).

La femmina invece non ha altra possibilità se non quella di restare collegata alla sua terra. Vuole ritrovare l’equilibrio proprio nel posto dove è nata e dove si trova il suo vissuto. In quel contesto lei sa come muoversi e non riuscirebbe ad adattarsi in un’altra nazione o in un altro contesto. Per questo preferisce fare un gesto di rottura all’interno dell’antico territorio.

Il femminile ha infatti un’altra possibilità di cambiamento per smarcarsi dal peso del karma familiare. La femmina può cercare il cambiamento prendendosi la responsabilità di dare la vita ad un nuovo figlio, concepito con un altro uomo, attribuendolo alla vecchia famiglia.

Trovare una soluzione per il femminile significa sempre una nuova vita, un nuovo bambino che viene alla luce per generare nuove chance di visione. Qui siamo nella pura evoluzione biologica che corrisponde, tout court, alla fecondità della riproduzione: se il vecchio Albero è stanco e il suo karma non produce più frutti buoni allora lo si innesta con altri alberi ed altre storie, infondendo nuova linfa.

L’equilibrio perfetto possiamo concretizzarlo come disponibilità ad occuparsi degli altri, in questo sta lo Splendore e la Gloria dell’ottava Sephiropth che è squisitamente mercuriana, ebbra di curiosità e affamata di conoscenza.

Quando il “maschile” va alla “ricerca del diverso” (non più dell’estraneo come nell’archetipo 5), si mostra disponibile ad andare incontro agli altri e alimenta la fiducia in questa sua apertura (archetipo 7); la femmina accede invece al suo vantaggio evolutivo” proprio nella disponibilità ad occuparsi di nuovi figli (archetipo 8). La madre si mette così al servizio di un nuovo bambino, deliberatamente concepito (anche se spesso solo a livello inconscio) con un altro partner, e lo inserisce, come novità o elemento dirompente, all’interno della vecchia unione.

Il femminile ha fatto un grande cammino rispetto alla seconda Sephiroth: non è più “ancilla Domini” come nel concepimento della prima gravidanza, ma bensì “ancilla hominis”; è lei che sceglie l’amante e non è più scelta dalla divinità per procreare il Figlio di Dio, e così dona alla famiglia una nuova discendenza e devia il corso del fiume ostruito.

Quando si arriva all’equilibrio perfetto è perché abbiamo preso coscienza che, con le persone dell’albero, non possiamo andare da nessuna parte, perché non hanno personalità e nessuna autonomia. Così sarà proprio la donna a fare un gesto di indipendenza che non condividerà con nessuno: questa è l’omertà positiva per l’albero!!!

Questa scelta è spesso il solo modo per placare l’ira del femminile che non ha visto avverarsi le promesse dell’origine da parte del primo partner. Così è lei che dona a tutto il clan una nuova speranza, con il nuovo bambino. Dunque l’equilibrio perfetto non ha niente a che fare con l’infedeltà coniugale, (anzi può essere letta come una fedeltà ancora maggiore per lo scopo evolutivo di quel gruppo) ma esprime il bisogno di fornire all’albero ancora una chance, quando tutto sembra ormai perduto.

L’ira è tipicamente femminile, quando non riesce più a scorgere soluzioni. Il rancore è invece del maschio, che deve accettare come proprio, il figlio che sua moglie ha concepito con un estraneo (fino ad oggi quasi mai gli veniva detto, anche se lo sapeva sempre a livello inconscio). L’intervento della donna, nella realtà biologica ed evolutiva di un gruppo che non vuole modificare le proprie basi mentali ed emozionali, è collegato solo alla procreazione di un nuovo bambino con un maschio esterno. Questo figlio potrà incarnare l’ira della madre nel clan antico e sparigliare gli equilibri, oppure aiuterà tutti a creare nuove possibilità di crescita.

La femmina attiva i due emisferi e il suo equilibrio perfetto, molto prima del maschio proprio perché la relazione proibita e nascosta, che deve tenere in vita, non le consente di mollare un attimo e la costringe ad avere sempre i due emisferi attivi. Il cervello deve mantenersi vigile e veloce, pronto al cambiamento, per poter utilizzare ogni spazio concesso per vedere il proprio amante.

Sempre pronta ad ogni evenienza, per giustificare serenamente quello che sta facendo, se ad esempio, incontra un amico/amica, in un luogo dove non dovrebbe essere. Questo è anche un modo per esprimere al meglio le proprie differenti personalità, e gestire proficuamente tutte le proprie parti.

Ecco quello che avviene nel dettaglio: la donna ha svolto il suo senso biologico, ha dato un figlio al suo partner e ha donato carne e materia al progetto senso del suo uomo. Il progetto però naufraga, la donna sente di averci messo tutta la propria anima, mentre il maschio non ha mantenuto la sua promessa evolutiva (questo è almeno il vissuto della donna). Poiché la madre non potrà mai disconoscere i figli legittimi, anche se non è stata realizzata la progettualità promessa, sarà la femmina che è in lei a decidere di far arrivare un altro uomo che la ami.

Calmerà così la sua IRA, grazie alla propria attrazione, questa volta finalmente agita e non più subita. Resta incinta, ma decide di non abbandonare la vecchia famiglia, e attribuirà il bambino al vecchio partner. Il nuovo figlio potrà cementare la vecchia unione e dare uno sviluppo inatteso all’evoluzione della famiglia (molto spesso capita proprio questo) oppure porterà a compimento l’Ira del materno, spezzando con violenza tutte le dinamiche del vecchio karma.

Quando la femmina inserisce nel gruppo dei figli legittimi anche quello illegittimo, senza farne parola con alcuno, il maschio subirà comunque un conflitto inconscio e si innescherà un cambiamento forzato: o il rifiuto del maschile verso il femminile si amplificherà, diventando ancora più acceso; oppure la relazione si capovolgerà nella sudditanza del maschio alle regole sociali: sarà infatti costretto ad assumersi la paternità di quel bambino. E la nuova contaminazione sarà socialmente benedetta.

 

Pericolo contemporaneo: oggi l’EQUILIBRIO PERFETTO viene travisato! Occorre fare attenzione che l’IRA del materno non superi i confini leciti, fino a disconoscere la gerarchia maschile e prendere definitivamente il sopravvento sull’uomo (considerato senza palle ed effeminato), perché in questo caso, il figlio che metterà al mondo sarà probabilmente sterile o comunque accadranno eventi che lo priveranno di discendenza.

La femmina non può pretendere che il suo partner maschile vada in pareggio ormonale (testosterone ed estrogeni in parità) e faccia in famiglia le stesse cose che fa lei, per una presunta uguaglianza identitaria: è questo il motivo per cui le case si riempiono di cani, gatti e mille animali, ma non più di bambini.

Dobbiamo raggiungere l’equilibrio tra maschile e femminile, tra un emisfero e l’altro, ma questo non significa pareggio ormonale: questo è un errore interpretativo e assomiglia alla stupidità contemporanea dell’uguaglianza, dove la forza del paterno e la forza del materno vengono continuamente disconosciute.

 

Domande:

  1. Che differenza di considerazione c’è tra maschio e femmina nella tua famiglia?
  2. Cosa manca alla tua Genìa per risolvere la distanza tra maschile e femminile?
  3. Ti senti tradita dall’esistenza? Sei consapevole del tradimento in cui vivi?
  4. Qual è la tua ira nella tua vita di oggi?
  5. Perché la tua fede si è trasformata in quell’Ira?
  6. Stai assolvendo il compito di donna(uomo) e di femmina(maschio) nel tuo albero?
  7. Come tuteli nella tua esistenza il maschile ed il femminile che hai dentro di te?
  8. Come è importante per te la conoscenza ed il sapere?
  9. Cosa prende il sopravvento nel tuo giudizio: la razionalità o l’intuizione?
  10. Quando sei sconfitta ti arrendi e ti fermi o cerchi ancora nuove chance e opportunità?

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