Ci sono persone, e oggi aumentano sempre di più, che hanno necessità di essere sinceri ed esprimere anche brutalmente il proprio pensiero all’interlocutore. Forse questa urgenza è vissuta in particolare dai giovani che possono e bramano esprimere ciò che vogliono e ancora di più ciò che non vogliono.

Visto da fuori sembra un bisogno impellente di verità: “Devo dire tutto quello che sento e soprattutto quello che non mi va!”, ma a ben guardare il fosforo di guardia tradisce un’altra necessità. In questo scaricare subito l’emozione che si sta manifestando, la persona si abitua a proiettare fuori di sé tutto quello che non riesce a contenere, cercando di esorcizzarlo ma, proprio per questo, potenziandone la valenza negativa.

Si ha difficoltà a comprendere che “dire la verità” non significa “buttarla fuori” o esternarla come fosse letame o deiezione emozionale. Sembra quasi che queste persone non vogliano provare, né permanere in nessuna emozione, come se una minima incontrollata vibrazione potesse danneggiarli. Non intendono fare i conti con nessuno stimolo emotivo se non quello della sua espulsione: “Te lo dico in faccia così non provo più niente dentro di me, tutto ciò che mi disturba lo sparo fuori alla velocità della luce!”

“Dire la verità” è il nuovo modo di vivere l’emozione: “Non la faccio neppure approdare sul bordo della mia pelle, figurarsi se mi lascio attraversare da lei. So che devo vomitarla fuori QUELL’EMOZIONE attraverso la parola.” Il vero motivo per “dire la verità” dovrebbe essere quello di palesarla per rispettare il proprio vissuto e mostrarlo al proprio interlocutore, ma, in questo contesto, di “vissuto” non c’è proprio nulla; è come attivare l’apparato escretore, senza essere neppure passati da quello digerente.

E’ doveroso re-insegnare l’ovvio: prima occorre ingerire il bolo emozionale per poi distinguere ed elaborare da quel magma, ciò di cui ho bisogno, separandolo da ciò che occorre eliminare, perché indigeribile o non necessario. Ma questo lavoro di discernimento appare a questi soggetti troppo oneroso e impegnativo e, grazie alla pulsione della sincerità, è preferibile gettare il bambino insieme all’acqua sporca.

Ma perché allora continuano a lamentarsi di non trovare altro che persone fredde e senza passione intorno a loro? Perché non si domandano mai dove sono loro stessi!? O a che cosa permettono di farsi attraversare?

Occorre sciogliere la paura di non saper gestire il confronto con gli altri e rinunciare all’immaginario della propria mente dove l’emozione è soltanto simulata o pensata. Come si può scambiare per sincerità l’equivoco tra la REALTA’ (l’emozione immaginata) ed il REALE (l’emozione provata)?

Ma se rinunciamo a prenderci la responsabilità di ciò che proviamo, saremo costretti a prenderci l’onere di ciò che NON VOGLIAMO. Se dimentichiamo di esprimere e pensare a quello a cui aspiriamo veramente, ci costringiamo a comunicare solo il nostro NON-VOLUTO.  Solo di questo diventiamo responsabili, proprio di quel negativo che aborriamo.

Ma l’Universo ci manda e ci fa vivere solo ciò di cui possiamo prenderci la responsabilità e chi vomita all’altro (per amore di sincerità) soltanto quello che non vuole, proprio quello che non vuole è destinato a sperimentare.

L’energia funziona in questo modo e già lo sappiamo: prima è nel pensiero quello che sarà poi nella materia.

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