Ci interroga nel profondo leggere le statistiche della natalità italiana. In 9 anni -7% di donne feconde. -25% di bambini nati (un quarto in meno), mentre sono raddoppiate del donne che non hanno figli dall’11% al 22%. I figli per donna sono 1,32 (ma la media si abbassa a 1,22 se consideriamo solo le italiane): pensate che tra le due guerre il numero era 2,5 figli per ogni donna.

Certo politiche sbagliate o insufficienti, motivazioni ideali crollate, paura del futuro, crisi della famiglia.

Per noi invece potrebbe essere connesso all’eccessivo carico conflittuale dei nostri alberi generazionali!

Nelle famiglie numerose degli inizi dello scorso secolo era normale “scaricare” i conflitti sospesi su alcuni componenti, o forse anche su uno solo (il capro espiatorio della famiglia) liberando tutti gli altri fratelli che potevano continuare il proprio cammino. Oggi non esiste più quella possibilità, c’è un solo erede, al massimo due fratelli e il peso dell’albero si fa più pesante e cogente.

Se le problematiche in sospeso di quella famiglia fossero superiori alle possibilità concrete dei rappresentanti di quella stirpe di comprenderle e risolverle, oppure se di fatto nessuno dei discendenti se ne facesse carico, l’inconscio – dopo reiterati tentativi – risponde nell’unico modo che conosce: fa estinguere la famiglia.

Se in un tempo sufficientemente lungo, ma non infinito, il Generazionale non superasse il conflitto che si nasconde al suo interno, perché mantenere in essere i componenti di quella famiglia?

Il dilagare in questo periodo delle problematiche connesse con la momentanea infertilità o anche la sterilità per femmine e maschi, forse può essere arginato con l’inseminazione artificiale, ma per noi conferma l’ipotesi che l’inconscio collettivo “occidentale” sia saturo di situazioni non-risolte che non possono essere ulteriormente rimandate.

Come dice il dottor Hamer, nel suo Testamento per una Nuova Medicina, “il non-superamento di un qualsiasi conflitto biologico che oltrepassi un tempo ragionevole di soluzione, ha nella vita dell’individuo solo due sbocchi: o la sua sospensione per l’arrivo di un secondo conflitto ed il conseguente rifugio nella “costellazione schizofrenica”, o la morte del soggetto per gli effetti della crisi epilettoide. La morte, a livello biologico, è considerata una modalità di risoluzione di un conflitto.” Mutatis mutandis la medesima cosa avviene nel generazionale.

La fine della stirpe è comunque considerata dall’inconscio una soluzione.

Cosa è possibile fare?

Sciogliere l’omertà, riconoscere i destini più pesanti dei nostri avi, onorare il loro vissuto, mostrare all’inconscio che la loro esperienza è dentro i nostri cuori e che abbiamo imparato la lezione. Non abbiamo alcun bisogno di ripetere le loro storie, né vogliamo continuare a scambiare l’informazione ricca e pulsante del DNA generazionale come se fosse un destino! Nell’evoluzione di qualsiasi specie c’è un linguaggio che dona alla discendenza informazioni utili sull’esperienza già vissuta che serve essenzialmente per adattarsi all’ambiente. Per noi umani non ci sono solo dati connessi alle catene degli aminoacidi, ma ci arrivano anche le emozioni “patite” sull’albero, solo che scambiano per NOSTRO semplicemente quello che RIVERBERA in noi.

Cronogenetica elabora questo messaggio per il nostro inconscio e così anche la momentanea infertilità si scioglie e si risolve. Devono però fare il percorso entrambi i partner dalla coppia!

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