“Tutto è cibo o prenditore di cibo!”   (Baghavad Gita)

Dice il dio Krishna (nella veste dell’auriga) al principe-guerriero Arjuna per convincerlo ad entrare in azione, mentre lui si lamenta del fatto che dovrà affrontare nella battaglia di Kuruksetra, e probabilmente uccidere, anche suoi parenti, cugini e amici che si sono schierati con la parte avversa. “Che senso ha questa carneficina?”, chiede a Krishna.

Ciò che può essere scambiato, da un lettore profano, come un inno all’egoismo naturale e al bisogno di giustificare l’azione violenta e predatoria di “mangiare” per non rischiare di “essere mangiato”, nasconde in verità la saggezza di una Santa Indifferenza nel compiere l’azione semplicemente necessaria.

Ma per raggiungere quelle vette di ETICITA’, dobbiamo abbandonare la nostra sofferente morale ed attivare uno sguardo che sia rivolto alla Specie a cui apparteniamo, che non è stata in grado di accudire il proprio territorio come un patrimonio di bellezza e di prosperità e che ha perso ogni contatto con il pianeta.

Quando

  • non ci viene più permesso di onorare la morte dei nostri defunti, almeno con la nostra presenza;
  • quando si rischia di portare in casa il virus che ucciderà un nostro caro congiunto, per poi sentirsi per sempre nella colpa più totale che nessun Dio potrà assolvere,
  • quando il lavoro stesso e la sussistenza quotidiana vengono messi in dubbio e annientati,

allora significa che la situazione ci è scappata di mano.

Quello che ci colpisce, sopra ogni cosa, è la contrizione ed il dolore che leggiamo negli occhi dei medici e degli infermieri. Eppure hanno sempre visto le persone morire e, fino ad oggi, non si sono mai spinti oltre un fugace: “Mi dispiace!”. C’è oggi nelle loro voci il tremore di una emozione che tradisce la fine di una presunta onnipotenza che va di pari passo con la coscienza che la salvezza non viene da loro, non dipende più da loro.

Sono decenni che nessuno ha più creduto di poter essere salvato per fede. I medici hanno sostituito i sacerdoti e la fede è stata riposta nei protocolli della Medicina. I pazienti hanno ripetuto per decenni: “Dottore, metto la mia vita nelle sue mani!” Ed oggi quell’onnipotenza è ferita a morte, e i dottori si sentono inadeguati e stranamente normali; possono essere infettati e morire, come tutti gli altri. Non c’è più la gara tra gli ospedali migliori e più blasonati; non è l’ospedale che hai scelto a salvarti. Se devi morire, morirai!

FORZATI ALL’ETICITA’!!!

Oggi sembra che sia necessario esplicitare quali azioni siano etiche e quali non lo siano. E cosa di meglio di una pandemia per chiarirlo? Il virus non si vede e una autorità maggiore ci avverte che siamo etici se rimaniamo in casa e siamo irresponsabili se andiamo a correre nel bosco o portiamo un cane in un’area di sgambatura.

Possiamo così essere rieducati all’eticità! Forzati ad essere etici! Costretti a pensare a noi e agli altri nello stesso tempo!!! Una cosa che non eravamo più abituati neppure a concepire. Quando mai saremmo stati capaci di unificare la parte soggettiva con la parte universale? Dimenticandoci, per una volta, del lato individuale e morale (l’unico che solitamente l’essere umano ha alimentato negli ultimi decenni).

ETICA viene dal greco ETHOS (abitudine, uso, consuetudine, carattere, indole), sono abituato, sono solito. E a sua volta viene dal sanscrito SVA-DHA che è composto da due elementi cioè SVA suo, se e DHA porre, fare. Dunque l’ETICITA’ è la capacità di fare proprio qualcosa.

MORALE viene invece da MOS-MORIS costume, e dalla radice sanscrita MA che significa misurare. Dunque la morale è ciò che misura il mio comportamento volitivo, secondo regole, usi e costumi della mia tribù, più che del mio popolo.

Se la MORALE è il metro con cui l’individuo misura la realtà che sta vivendo e la giudica, è chiaro che va naturalmente in scontro con la morale di qualsiasi altro individuo intorno a lui; l’ETICA è invece una visione della realtà che diventa una vera e propria dimora con la quale la persona fa suo il mondo, lo pone in essere, avendo coscienza che il mondo è anche la dimora di altri: è la comune dimora nella totale diversità.

La nostra natura primaria, quando esce dall’egoismo naturale, è assolutamente morale, nel senso che è legata a quello che ci hanno insegnato a misurare con il metro della nostra famiglia, della nostra cultura, dei nostri costumi. La nostra seconda natura è l’eticità, perché con essa cesso di essere predatore e concepisco la convivenza come equilibrio e armonia tra tutti gli esseri viventi che partecipano l’esistenza su questo pianeta. Se ho raggiunto questa seconda natura immediatamente cesso di accumulare ciò di cui non ho immediato bisogno.

L’imperativo categorico di un essere etico è quello di prendersi la responsabilità di tutte le proprie azioni, compreso il loro risultato e ciò che produrranno nel futuro lontano.

La Morte: un tema dimenticato

Perché tutti questi morti???

Ciò che non era mai stato messo a tema da questa società occidentale è proprio una seria riflessione sulla MORTE. Tutti ci siamo sentiti immortali ed anche quei pochi che l’hanno vista in faccia, hanno vissuto quell’esperienza come una malefica negatività, come una sfortuna, un episodio da nascondere subito in un rituale di scaramanzia.

Ripristinare l’ETICA può accadere soltanto nel tornare a comprendere la caducità dell’esistenza, e anche la caducità dell’intero pianeta vivente. Se fossi davvero “etico” dovrei considerare l’intero pianeta come il mio vero corpo, dove la mia anima si manifesta. E chi sarebbe quel pazzo che si ferisce da solo facendo sanguinare il proprio corpo?

Perché solo se vediamo tanti morti, cominciamo a interrogarci sulla morte e a preoccuparci della MORTE degli altri e della nostra?

Solo dopo la consapevolezza della nostra fragilità e dell’illusione di tutto ciò che è amato, può rifiorire un coinvolgimento nuovo e si può tornare all’ACCUDIMENTO. Solo ciò che è caduco ed effimero può attivare in noi l’IMPULSO alla CURA di tutto ciò che abbiamo intorno, perché è dentro quella precarietà che possiamo rintracciarne il valore.

Tutta la letteratura degli ultimi decenni sul VOLERE è POTERE, sul POTERE di ADESSO, sul POTERE del RIDERE ci ha solo aiutato per un po’ ad allontanare il pensiero e la presenza della MORTE. Tutti ci siamo incamminati sul terreno dell’onnipotenza e siamo diventati come i medici: invincibili e immortali. Questa dilagante percezione entra forse oggi in una crisi definitiva. Quello che sta accadendo e che vedremo accadere, ci darà la misura di ciò che è la caducità dell’essere umano e ci darà il dono prezioso che solo le guerre potevano offrire, tutte le volte ricominciando da capo!

Due anni è durata 100 anni fa l’epidemia della “Spagnola”. E’ questo il tempo che ci viene offerto per comprendere ancora quello che avevamo già compreso, più e più volte, nel corso della Storia?

Ma ci sono anche cose positive che accadranno:

  1. Le guerre, tutte le guerre si bloccheranno! Anche quelle di religione, perché i morti di una epidemia non hanno più connotazioni religiose.
  2. Le emigrazioni da un continente all’altro si fermeranno. Nessuno fa tanta strada per trovare all’arrivo la stessa morte che ha lasciato alla partenza.
  3. Tutti torneremo a casa e riprenderemo il contatto con la nostra terra di nascita e non la considereremo più una matrigna senza cuore. Le nostre energie, tutti i nostri talenti, saranno spesi lì dove il cielo mi ha visto nascere.
  4. Le produzioni intensive si fermeranno, perché ciascuno tornerà a cibarsi dei prodotti del suo territorio e a fare lo scambio della propria superproduzione con i prodotti dei territori confinanti.
  5. Le merci non faranno più la circumnavigazione del pianeta come oggi: l’era dei cargo e dei container e dei viaggi in aereo a 29 euro sarà solo un ricordo del passato.
  6. Torneremo nel gioco delle territorialità e dello stanziamento, avremo passione a coltivare un orto, anche senza possedere un giardino. Ci faremo aiutare dai gruppi di acquisto. Se un bene verrà prodotto in un luogo troppo distante da noi, non ci disturberà farne a meno.
  7. Tornerà sotto i riflettori il desiderio di una famiglia nuovamente costituita. Con queste morti, stanno scomparendo i punti di riferimento di tante persone che magari non si sono sposate, ma che comunque avevano in quegli anziani un loro interiore e sicuro appoggio.
  8. Finisce il mito del Nucleo familiare eterno e irriproducibile che ha permesso il lavoro di tante badanti, che hanno letteralmente allungato la durata dei nostri anziani, oltre il tempo lecito di un dignitoso “restare in vita”.
  9. Ritornerà un legame profondo con la fede e la spiritualità perché sono componenti essenziali dell’essere umano che non c’entrano nulla con le credenze e le religioni
  10. Torneranno coloro che ci aiuteranno ad accudire la nostra Anima, da troppo tempo questo terreno è rimasto incolto e allo stato brado. Ci saranno meno dogmi e più coinvolgimento tra le persone. Torneremo ad essere autonomi.

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