Potrei citarti lo scienziato polacco Alfred Korzybski, che già nel 1933, nel suo libro Science and Sanity, tentò di rompere con il principio aristotelico d’identità, invitando i biologi, gli psicologi e i medici a “pensare” in termini moderni di “colloidi” e “quanta” abbandonando i vecchi termini chimici e psicologici, ormai inadeguati e sorpassati.

Korkybski è stato il primo a comprendere cosa distingue l’essere umano da ogni altro essere vivente: la capacità di saper utilizzare il tempo (Time-Binding).

Le premesse della sua Semantica Generale possono così esprimersi:

1.               Una mappa non è il territorio che rappresenta (non-identità).

2.               Una mappa non copre tutto il territorio (non-totalità).

3.               Una mappa è auto-riflessiva (auto-riflessività del linguaggio)

 

La Cronogenetica fonda il proprio potere di intervento inconscio su questa non proprio recente (1933) ma illuminante affermazione:

“Tutte le emozioni richiedono sempre e comunque una referenza temporale per esprimere il loro vero significato. Un semplice mutamento o una minima variazione della prospettiva temporale fa sì che l’emozione si ri-contestualizzi e si trasformi in una nuova impressione. Proprio in quell’attimo l’emozione mostra il suo aspetto essenzialmente illusorio e automaticamente svanisce e scompare”.

Questo è quello che accade durante le sedute di Cronogenetica: la persona riesce a distinguere finalmente ciò che è suo, da quello che è stato ereditato dall’albero e che riverbera in lei.

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