Casi

In questa sezione del Sito vengono inserite alcune casistiche osservate nel percorso Cronogenetico. I nomi delle persone sono di fantasia e non corrispondono ai veri nomi degli assistiti, questo per motivi di privacy. Tuttavia è illuminante osservare l'emozione pulita e leggere il cambiamento attivato, sia nelle esperienze dirette raccontate dalla persona, sia nel più esplicito corrispettivo onirico.

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Nadia: combattere contro la Grande Madre

SOGNI DOPO LA RABBIA
Ecco cosa racconta Nadia:

Durante le feste di Natale – come sempre - ho provato tanta rabbia verso mia madre, a volte proprio furia distruttiva. Quando arriva mio fratello per l’ultimo dell’anno mia madre mette in atto delle dinamiche pesanti, mi fa i dispetti, cerca di sminuirmi e di schiacciarmi in tutti i modi. Mia madre e mio fratello sono molto uniti e simili, si spalleggiano alla grande. Non ho più voglia di subire ma non riesco ancora a gestire la rabbia, la mia ribellione fa male solo a me. Vorrei tanto uscirne non mi piace sentire emozioni brutte e violente. Sono stata di malumore, ma non depressa.

“Ho sognato di stare a casa, la casa nel sogno era diversa. C’erano mamma, papà e Mauro (fratello minore). Dovevo andare a fare la spesa: vado prima da Upim, è totalmente diverso molto grande, un labirinto, giro tanto e non trovo il supermercato; alla fine mi dicono che il supermercato non c’è più. Allora prendo la macchina per andare in un altro posto, mi sembra che sto sbagliando strada perché non riconosco la zona invece è quella giusta. Una volta arrivata non so dove parcheggiare, un signore mi dice: “parcheggi lì accanto al muro” mentre mi dirigo lì, una macchina mi ruba il parcheggio. Mi rivolgo al conducente, non sono molto arrabbiata e gli spiego che mi ha rubato il posto e lui incredibilmente se ne va e mi lascia il parcheggio. Continuo a essere preoccupata per la spesa che non riesco a fare e il tempo passa, incontro un bel ragazzo, mi accompagna, faccio questa benedetta spesa e torno a casa. Il ragazzo mi corteggia e mi chiede di uscire più tardi a mangiare un gelato. Accetto. Tornata a casa, devo cucinare, per fortuna ho comprato dei cibi pronti La cucina è in confusione, inizio a mettere a posto, ho fretta perché voglio andare all’appuntamento. Distrattamente butto il caffè che scopro ancora caldo nell’immondizia, mi accorgo subito dell’errore: il caffè caldo brucia la plastica e inonda il pavimento. Mi metto a ripulire. Arriva l’ora dell’appuntamento, sono in ritardo quindi scendo così come sono senza cambiarmi, lui è bellissimo,elegante. Scopro che nel vialetto di entrata c’è una pizzeria a stand chiuso, la cosa mi preoccupa, il quartiere dove vivo è molto tranquillo e avere una pizzeria sotto alle finestre di casa specialmente d’estate non è il massimo per il rumore.”


La rabbia verso il materno è ben presente ed individua la rabbia che la mamma aveva con le persone intorno a lei fin da quando Nadia è nata. La madre ha serie difficoltà a farsi comprendere perché la sua rabbia ed aggressività ridondante allontana tutti, per quanto cerchi di nasconderle e “buttarle via”, ugualmente il caffè inonda il pavimento. L’inconscio dice chiaramente a Nadia che se ci si limita a chiedere senza arrabbiarsi, la comprensione delle persone riesce a fare il miracolo così che a Nadia cedono il posto del parcheggio ( a Roma è davvero incredibile). Non solo ma Nadia trova anche uno spasimante che la corteggia. Certo c’è la spesa da fare ed a casa la cena da preparare (tutti aspetti che mettono Nadia in confusione) ma il ragazzo la invita a prendere un gelato. La rabbia della madre era di avere troppi impegni in casa e di non potersi dedicare alla relazione affettiva con tranquillità. Ma nel sogno sembra più il pensiero costante e l’affanno per le cose da fare che impediscono a Nadia di godersi la vita e di presentarsi all’appuntamento non all’altezza della situazione. Invece di essere mortificata per essere scesa dal suo spasimante senza cambiarsi, c’è una ulteriore preoccupazione, quella del rumore di una nuova pizzeria vicino a casa.


“Ho sognato che ero a casa di notte, sono ancora sveglia, squilla il telefono e quando rispondo una voce femminile mi dice che chiama dall’obitorio: parla a voce bassissima e non capisco quello che dice, le faccio ripetere più volte il motivo della telefonata e infine mi dice che è morta la mia cara amica. Scoppio a piangere e mi dico che forse sono stata un po’ dura con lei la mattina. “

Di nuovo il commento di Nadia sulla sua amica che ricalca nel comportamento quello di sua madre:
C’è da dire che in questo periodo la sopporto poco: è noiosa, pesante, pedante, pensa solo a se e mi da la sensazione sgradevole di una parassita che succhia tempo ed energia senza poi utilizzare bene quanto le viene dato. Ho capito anche che il fastidio che provo è in relazione al rapporto con mia madre, lei si rapporta a me come a una madre e questo non va bene, sono un’amica e il rapporto deve essere equilibrato.


"Ho sognato che stavo dal parrucchiere non il mio solito, ma nel sogno era un posto che frequentavo. La parrucchiera mi taglia troppo i capelli e mi arrabbio! Nel sogno sono bionda, non so se ho tinto i capelli, in passato sono stata bionda per molti anni e ora non voglio essere bionda. Continuo a fare le mie rimostranze senza essere troppo aggressiva ma ferma, sono molto scocciata, volevo solo una sistemata la taglio e non perdere 5/6 cm. di capelli. La parrucchiera insiste nel dire che non ho chiesto una “spuntatina” e comunque lei ha capito diversamente. Vuole addossarmi la colpa, io so di essere stata molto chiara nella mia richiesta."

La rabbia verso la parrucchiera è ancora, in realtà, la rabbia verso sua madre che costantemente travisa le sue richieste e le taglia continuamente la sua energia emozionale (taglio dei capelli equivale ad “annullare le emozioni”). C’è sempre un errore di interpretazione.

"Stavo con mia madre e tanti parenti, probabilmente avevamo affittato un pullman, però per alcuni tragitti ci saremmo spostati con le macchine. Io dico che voglio prendere un diuretico perché mi sento gonfia e preferisco fermarmi: mamma insiste che dobbiamo andare a trovare il tale…che sta sulla sedia a rotelle e la devo accompagnare con la macchina, il diuretico lo prendo dopo oppure posso utilizzare le aree di servizio (non siamo in autostrada, aree di servizio poco o niente), tutto questo lo dice davanti a tutti. Alla prima occasione che ci troviamo sole, le dico: che sia l’ultima volta che mi tratti cosi, specialmente davanti ad altre persone, sono io a decidere della mia vita e non tu. Poi sogno Fabio, un amico che si avvicinava a me, mi accarezzava e mi baciava come se anche lui provasse qualcosa. Poi si ferma e mi dice che non può andare avanti, come se avesse non tanto un blocco ma uno scrupolo, qualcosa di non chiaro che gli impedisse di avere una relazione."

La madre taglia le emozioni e manipola l’esistenza di Nadia che si può permettere solo storie con uomini che sono sposati o che hanno problemi di relazione. E’ sempre – dalla nascita - sotto ricatto del materno.


Sogni dopo la PAURA

“Ho sognato di stare in vacanza al mare con mamma, era una località marittima indicata da una conoscente. Avevo con me dei vestiti vecchi, solo una gonna un po’ zingaresca nera e viola era bellissima. Mi trovo poi su un pullman facevo l’accompagnatrice turistica. A una fermata il mio gruppo scende e solo pochi rimangono sul pullman. Quando ripartiamo mi rendo conto che non ho controllato se erano tutti, dato indicazioni, orari e dico all’autista di tornare indietro ma lui non lo fa. Cambia scena, sto parlando con qualcuno di due mie cugine alla lontana e dico che ora sono libere e fanno diversi viaggi, hanno superato il dolore della morte della madre. Poi mi ritrovo di nuovo nell’hotel delle vacanze al mare, è fine stagione ed è quasi vuoto. Chiedo al portiere se è arrivata per me la risposta riguardo a una assicurazione o questione legale e mi dice di no mentre a una coppia che chiede la stessa cosa dice che è arrivata. Cambia di nuovo scena e mi trovo come in un hangar di aerei e stanno per uccidere delle persone e torturando un altro. Mi fa paura, non voglio vedere e sentire dolore e violenza.”

E’ il sogno che parla più dettagliatamente della nascita prematura di Nadia. Era una bellissima vacanza quella passata nell’utero materno, ed il colore della placenta era nero e viola per i segni evidenti della necrosi, anche se l’inconscio la indica come una bellissima gonna zingaresca. La visione della nascita prematura viene elaborata dall’inconscio come una disattenzione nel controllare se erano rientrati tutti sul pullman e se le indicazioni sui tempi della gestazione fossero stati dati con precisione. Ma ormai non si può tornare indietro, l’autista non lo fa. L’inconscio parla poi di due cugine che hanno superato il dolore della morte della loro madre. Si sta forse parlando di Nadia e della sua sorellina abortita precedentemente ? Come se entrambe fossero state destinate a rimanere senza madre (a morire dunque – è normale nel sogno l’inversione). Quando Nadia cerca di rientrare nell’utero per terminare il suo periodo di gestazione è ormai fine stagione e l’hotel al mare è quasi vuoto. Qui il sogno sembra parlare della prima bambina perduta a cui il portiere dell’albergo comunica che la risposta per la questione legale non è arrivata, mentre è arrivata per la coppia successiva, che si identifica con Nadia e suo fratello (che sono rimasti in vita e che hanno ricevuto la loro assicurazione). Tortura ed uccisione nell’hangar sono una similitudine delle morti premature nell’utero di sua madre.

NADIA fa pace con la parte di sé che ancora si sentiva in colpa per la perdita della sorella morta prima di lei nell’utero. E l’inconscio lo evidenzia con un sogno:

“Ho sognato di avere un grande peso sul petto che veniva poi tolto non so come. Ho dormito profondamente con difficoltà di risveglio.”

 

Vi ricordate nei primi sogni di Nadia che c’erano dei bambini con dei paletti conficcati nel petto ? (Newsletter n° 6) Ora finalmente quel peso può essere tolto.
Poi ci sono i sogni collegati alla Paura di Nadia di fare qualcosa per sé, senza avvertire la mamma. C’è un rapporto di totale unione mentale e percettiva con sua madre, che sebbene anziana, ancora gestisce totalmente l’esistenza di Nadia

“Ho sognato che dormivo a casa del mio compagno, in camere separate. E’ mattina sono le 7:30, mia madre si accorgerà che non sono a casa e si preoccuperà. Mi accorgo che ho il cellulare spento. Nel sogno so che il mio compagno abita lontano da casa mia, nella realtà, no. Mi sbrigo a prepararmi e penso di telefonare a mia madre per tranquillizzarla, non sono molto agitata.”

 

"Ho sognato che era tornata Morgana (la mia gatta morta qualche mese fa) passando da un piccolo quadro appeso alla parete di casa (casa come il solito diversa dalla realtà). Sono molto felice e la prendo in braccio. In certi momenti è proprio lei, vivace e in buona salute, in altri momenti è rinsecchita, afflosciata come risucchiata dall’interno e con gli occhi vuoti. Mi sembra che ha sete, prendo una ciotola per versarle l’acqua, quest’acqua all’improvviso diventa gelata nella ciotola e forma una patina di ghiaccio. Metto altra acqua più calda ma non si avvicina a bere. Poi vuole venire di nuovo in braccio, fa le fusa, le coccole e mi si mette dietro al collo. All’improvviso mi morde e mi succhia il sangue, è un vampiro. La stacco con orrore e la tengo per il collo e capisco che non è Morgana ma qualcosa di brutto che ha preso le sue sembianze per attaccarmi. Stringo tanto il suo collo che la uccido."


E’ sempre una battaglia quella che Nadia combatte contro le proprie contrastanti emozioni verso sua madre. La relazione con il materno è il luogo dell’affettività profonda o è quello di una estenuante sottomissione verso una energia glaciale e fredda che assomiglia a quella di un vampiro che svuota dal di dentro la sua preda privandola della vitalità? E’ il dubbio che ripropone il sogno.

Anche se si presenta con la maschera dell’affettività, quell’energia non può fare a meno di pensare ai figli come prede al proprio unico servizio. Il vissuto di Nadia è proprio quello di chi si rapporta con la crudeltà della Grande Madre, la Dea Mediterranea che pretende per sé sacrifici umani.

 

Nadia è nella simbiosi con sua madre

Nadia è secondogenita: è nata dopo un primo aborto di sua madre. Era prematura di 6 mesi e mezzo quando è venuta alla luce ed ha combattuto con tutte le sue forze per restare in vita. Dopo di lei un fratello. Nadia non ha figli e la sua vita è totalmente simbiotica con sua Madre. Questo LEGAME VISCERALE con sua Madre è normale per i figli che sono nati dopo un aborto. La madre non può permettersi di perdere un altro bambino e così lo lega a sé con un triplice cordone di EMOZIONI NEGATIVE. In questo caso AMAREZZA, RABBIA e PAURA.

TRE EMOZIONI NEGATIVE NELL’UNICO EVENTO DELLA NASCITA

AMAREZZA -> Scambio con -> Spirito di Sacrificio
RABBIA -> Scambio con -> Gusto Raffinato
PAURA -> Scambio con -> Tenerezza

Quando tre emozioni si fondono nell’unico evento della nascita significa che la causa radice ha coagulato in un unico punto temporale tre stati d’animo e percezioni emozionali diverse: da quel momento sappiamo che è stato sempre molto difficile per Nadia distinguere tra quelle emozioni (la stessa difficoltà che ha provato sua madre nella propria esistenza). Quando nella sua vita Nadia percepisce una delle tre, automaticamente arrivano le altre due, amplificando la confusione emozionale e soprattutto emettendo un segnale errato ed ambiguo agli occhi e al cuore dell’interlocutore.

Ecco perché NADIA - nell'affettività - VIENE SEMPRE MAL INTERPRETATA !

Nadia è sempre mal interpretata nella sua esistenza ed ora, dopo la CRONOGENETICA ne comprende il motivo. E’ evidente che la mente di sua madre, nel momento del parto, è subito andata con amarezza al bambino abortito precedentemente. Non solo ma in sua madre è forte la rabbia per dover far nascere la nuova creatura con un anticipo di più di due mesi rispetto ai tempi normali, così che la rabbia si fonde con la paura di poter perdere anche questa bambina, perché siamo solo al 6° mese e mezzo di gravidanza.

Amarezza, Rabbia e Paura si fondono in un unico grido che ha plasmato e forgiato la vita di Nadia fino ad oggi.

Nello sciogliere quelle tre emozioni l’inconscio chiede in cambio di trasformarle in  tre virtù. SPIRITO DI SACRIFICIO (nel senso etimologico di “sacrum facere” – rendere qualcosa sacra - perché quel bimbo precedentemente abortito ed il suo ricordo è sacro), in GUSTO RAFFINATO (perché per sua madre la bellezza è il recupero della rabbia) ed in TENEREZZA (verso questa nuova creatura così minuta e fragile che rischia di non farcela) e queste tre qualità si trasformano davvero nelle virtù che hanno supportato Nadia nella sua esistenza.
Solo che mentre prima della Cronogenetica erano dei “recuperi” per “non sentire” le rispettive emozioni negative e per controbilanciarle. Da oggi l’inconscio le esige come virtù autonome e “proprietarie” di Nadia.

I Sogni dell’Amarezza sono tutti collegati ad una scelta da fare tra la vita e la morte dei due bambini in gioco: l’aborto iniziale e la bambina prematura (Nadia):

“Ho sognato di vedere tanta criminalità in una scuola, tentativi di approfittarsi di ragazzi e bambini, truffandoli in tutti i modi. Poi mi vedo in una classe e insegno a fare dolci. La mia assistente doveva portarmi alcuni ingredienti, si presenta con grande ritardo con una torta comprata perché aveva fame. Cambia scena e mi vedo con mio fratello Mauro in albergo, forse in Sicilia e gli dico: vammi a prendere per favore un cappuccino chiaro e un cornetto, facciamo colazione e dopo se ci va ne facciamo un’altra di colazione. Mi raccomando il cappuccino chiaro, altrimenti si alza la pressione.
L’amarezza nel sogno è per aver truffato il primo bambino (il fratello abortito). Mancano anche alcuni ingredienti per fare bene la seconda bambina (Nadia insegna a fare i dolci). Poi Nadia vede suo fratello e lo invita a fare una doppia colazione... ma il cappuccino deve essere chiaro per diluire il ricordo del primo bambino altrimenti si alza la pressione e l’amarezza si trasforma in rabbia.

“Ho sognato che nel mio condominio è venuto a vivere il regista Ron Howard. Il suo aspetto è più giovane ed è meno pelato. Anche io sono più giovane e con un aspetto che non è il mio. Gli faccio i complimenti per i suoi film, specialmente per “Cocoon”, sembra alla mano e simpatico. Poi mi trovo con un uomo non ricordo se è Ron Howard e mi dice: stiamo insieme per un po’, si parla, si passeggia, si fa l’amore così come viene, con calma. Io rispondo che va bene ma a mezzanotte e mezza devo stare a casa e lui scherza dicendo che le 12:30 possono essere sia di giorno che di notte. Allora gli dico che ho il ciclo e lui mi risponde che non fa niente che un modo si trova. Invece durante la notte vado al bagno, ho perso e sto perdendo molto sangue. Lui non c’è e chiedo aiuto alla sua assistente, è molto antipatica, sono spaventata e piena di vergogna di sporcare il bagno. Penso di essere portata all’ospedale.”
Solitamente il primo sogno riguarda l’evento che è stato causa radice dell’emozione negativa dell’amarezza, mentre i successivi sono relativi a ciò che la persona vive come “propria” amarezza. L’amarezza di Nadia riguarda il suo timore di invecchiare (rif. Al film “Cocoon” - ma forse è il timore di invecchiare di sua madre ?), oppure i divieti di quando era ragazza e doveva rincasare entro la mezzanotte come Cenerentola. Ed infine - altro elemento di amarezza – l’impossibilità di fare l’amore “così come viene” con il suo Ron Howard, perché il mestruo impedisce il rapporto. Anzi più che un mestruo sembra rappresentare un aborto. Nadia non ha figli e oggi non li può più avere, ma l’amarezza di non averli ora trova la sua causa radice, e l’inconscio “risolve” il conflitto, facendola ringiovanire…

“Altro sogno: sono ospite di qualcuno e devo andare al bagno. Ne approfitto prima che entri mio cognato. Scambio inizialmente il bidet per il water, è un bidet molto strano, chiuso con due ante, scorrendo le ante che lo chiudono mi accorgo che è pieno d’acqua e l’acqua continua a scendere, chiudo il rubinetto ma evidentemente sbaglio perché invece di defluire l’acqua trasborda. Sono agitata non so se fare prima la pipì o asciugare. Avviso la padrona di casa (mia cugina?) che manda il figlio ad aiutarmi, nel frattempo trovo uno straccio sporco e uso questo per asciugare l’acqua.”
Anche qui l’inconscio riporta Nadia al dramma del bambino perso di sua madre. Scambiare bidet e water riguarda l’angoscia della donna che tra il sangue perso riconosce il proprio piccolo feto. Il bidet del sogno ha una forma strana, sembra quasi una bara con due ante scorrevoli e l’acqua dell’emozione – anziché defluire – tracima all’esterno. E’ così profonda l’amarezza di questo aborto spontaneo di sua madre, che resta indelebilmente iscritto nell’inconscio generazionale e non permetterà a Nadia di avere bambini nella sua esistenza per il timore che quell’evento possa ripetersi.

“Ho sognato di parlare con una persona della Cronogenetica e spiegavo in cosa consistesse. Questa persona forse una donna, mi diceva che non era vero quello che dicevo e che invece di ripulire le emozioni negative queste venivano sepolte ancora più profondamente nell’inconscio e quindi davano un’illusione iniziale di guarigione. Ho continuato a sostenere che invece le emozioni venivano ripulite.”
Bellissimo questo sogno in cui il Materno Protettore e Controllore che abita ormai in Nadia si avventa verso il desiderio di cambiamento di Nadia stessa, instillando il dubbio sulla Cronogenetica. E’ solo un’illusione parziale di guarigione, non puoi staccarti da me, non puoi rileggere il tuo passato in un altro modo. Nel sogno la parte che vuole cambiare ha tuttavia continuato a sostenere le proprie ragioni.
Nadia è consapevole dell’auto-boicottaggio interiore e di questo ritorno indietro. Ecco cosa ci racconta:
“Dopo questi sogni ho avuto un piccolo incidente di macchina è ho battuto la schiena già dolorante (ho due ernie del disco e l’ultima vertebra del coccige lussata). I dolori sono aumentati e ho dovuto riutilizzare il busto. Ho avuto anche il colpo della strega a sinistra, i dolori solitamente sono a destra con infiammazione del nervo sciatico. Poi dopo una settimana sono stata meglio”
I Colpi che vengono da dietro – come tamponamenti in macchina e colpi della strega – indicano un tornare a guardarsi indietro verso il proprio passato con una vena di rimpianto, come se non avessimo potuto fare tesoro degli insegnamenti di quell’esperienza. Chi non impara dall'esperienza sa che deve ripetere le cose non risolte. Con la Cronogenetica non è necessario portare sul fisico la risoluzione del conflitto, ma Nadia ha voluto continuare a "protestare" il suo disagio verso il materno. Una madre onnipresente e totalmente invasiva.

“Ho sognato che stavo alla Brahma Kumaris, il centro spirituale che frequento, poi non so come mi sono ritrovata in un centro cattolico: anche loro erano ben organizzati nel provvedere ai bisogni delle persone, tutto funzionava perfettamente e il luogo dove offrivano da mangiare era efficiente e pulito. Allora sono entrata in conflitto. Alla fine ho deciso che non c’era problema, un aspetto del Divino non escludeva l’altro e si poteva trovare l’unità.”
L’ultimo sogno riguarda la spiegazione che l’inconscio di Nadia trova per risolvere il terribile dilemma che ciascuno di noi prova dentro di sé quando deve venerare due divinità diverse: LA SACRA STORIA DEL NOSTRO CLAN e LA NOSTRA LIBERTA’ INDIVIDUALE.

Per LEALTA’ FAMILIARE non possiamo non piegare il capo davanti ai comandi che ci sono stati imposti dai nostri antenati , ma non possiamo neanche rinunciare al nostro dio interiore che ci conduce ad esprimere i nostri personali talenti.

Nadia riconosce nel sogno che entrambe le divinità sono buone perché ci alimentano con amore e desiderano entrambe il nostro bene, anche se nella vita quotidiana sembrano entrare in pesante contrasto tra loro. Nadia comprende, anzi DECIDE, che sono entrambe un aspetto del divino e che possiamo scoprire una via possibile di unità.

Nadia il senso di Colpa porta al Tradimento

 

1) NADIA: IL SENSO DI COLPA GENERAZIONALE PORTA AD UNA VITA FATTA DI TRADIMENTI

Nadia è secondogenita: è nata dopo un primo aborto di sua madre. Era prematura di 6 mesi e mezzo quando è venuta alla luce ed ha combattuto con tutte le sue forze per restare in vita. Dopo di lei un fratello. Nadia non ha figli e la sua vita è totalmente simbiotica con sua Madre. Tutte le emozioni hanno la causa radice o nella nascita (AMAREZZA, RABBIA e PAURA) o prima della nascita (TRISTEZZA – nonno materno E SENSO DI COLPA – bisnonna materna) e comunque nel clan materno. Solo l’ansia appartiene ad un evento della vita di NADIA, ai suoi 29 anni.

Nadia comincia con il senso di colpa ereditato dalle femmine del suo lato materno. E’ la sua bisnonna materna (Letizia) che possiede la causa radice dell’evento. Qualcosa è successo in relazione all’affettività in cui l’antenata è stata accusata di qualcosa che non aveva commesso. La virtù di scambio richiesta è l’INNOCENZA

Ecco i primi sogni di Nadia dopo la pulizia del Senso di colpa:

1) “Sogni confusi di cui mi ricordo poco, sonno pesante, letargico e non piacevole. Un sogno mi ricordo: vedevo delle persone e dei bambini da cui uscivano dei paletti conficcati nel centro del petto (cuore) non so se di legno o altro materiale. Sapevo che questi paletti sarebbero stati rimossi presto quindi la scena non mi dava angoscia, se ne sarebbero liberati.”

2) “Un altro sogno sempre vago, istinto sessuale che si risveglia, avevo provato di nuovo voglia di avere rapporti sessuali con il mio ex fidanzato. Sensazione di un nuovo “risveglio”. Al mattino il risveglio è stato difficile, avevo ancora tanto sonno, la sensazione positiva di quiete.”

3) “Cammino e vada a Latera (paese originario dei miei genitori e dei miei nonni) Nel sogno c’è un’amica e la porto a conoscere nonna Angela (madre di mamma e figlia di Letizia da cui ho ereditato il senso di colpa). Nonna Angela è serena e io sono stata molto felice di vederla, sta mangiando una bomba fritta. Mi ritrovo In Hotel e mangio delle cose buonissime: muesli, yogurt, ciliegie e miele (sono a dieta e questi alimenti sono proibiti).

4) “Sono a New York, in un bellissimo hotel, probabilmente il Waldorf Astoria. Mi sembra che ci siano anche i miei genitori, non dormo con loro e ho una stanza singola bella e grande (mi da un senso di libertà e autonomia). Ci sono anche delle amiche, io sono diversa da come sono, un’altra persona con caratteristiche fisiche che non hanno nulla a che vedere con me, poi sono più giovane sui 30, magra e più alta. La sera esco con le amiche, indosso un vestito molto corto, appariscente con la gonna rossa, abbiamo un appuntamento con dei ragazzi: aspettiamo tanto e loro non vengono: Poi mi rivedo nella stanza d’albergo, preparo i bagagli, improvviso entra uno dei ragazzi che abbiamo aspettato invano. E’ arrabbiato, mi dice che poi sono venuti e noi non c’eravamo più. Devono avere combinato qualcosa, ma non so cosa e mi accusa di avere una gonna troppo corta, mi si vede il didietro. A questo punto io prendo un oggetto in mano, lo minaccio e dico che chiamo la polizia. Non ho paura, mi difendo bene.

C’è un’accusa latente nei sogni. La nonna Angela (3 sogno) (che rappresenta la bisnonna Letizia) è serena, ma sta mangiando un frutto proibito (un bombolone alla crema fritto), ed il proibito riguarda il risveglio dell’energia sessuale verso un “ex”. A causa di questa tentazione si produrrà da parte del maschile l’accusa ed in lei il senso di colpa. Il ragazzo è arrabbiato perché Nadia (4° sogno) (ringiovanita nel sogno) ha la gonna troppo corta. In questo ultimo sogno Nadia ha imparato a difendersi, ma nel primo sogno la colpa viene vissuta come una dura stoccata dritta al cuore (bambini e persone con un paletto conficcato nel centro del petto).

Ecco cosa è successo nella vita reale di  Nadia:
Dalla seduta di Cronogenetica, i primi giorni  sono stata stanca e depressa, con angoscia e molto appesantita. Domenica  un po’ meglio, e sempre un pochino meglio lunedì, martedì e mercoledì. Rimane il tanto sonno un po’ letargico con difficoltà ad alzarmi la mattina. Mercoledì ho chiamato il mio ex capo con cui ho un contratto di cessione molto conflittuale, pensavo di poter chiarire la mia posizione, ma alla fine non sono riuscita ad affrontare l’argomento e mi sono sentita vigliacca. So di essere nel giusto e ho un avvocato dalla mia parte, però nonostante tutto la paura di affrontare e farmi valere e la paura di fare del male mi ha bloccato. (lui negli anni di male me ne ha fatto tanto.) Alla fine sono riuscita dopo questo grande conflitto a far partire la lettera dell’avvocato al mio ex capo, avvisandolo prima. Sono stata abbastanza contenta di me di come ho condotta la telefonata. Ci sono voluti giorni prima che mi sentissi meglio, l’ansia e la paura che potesse attaccarmi o farmi ritorsioni è stata tanta, mi sono presa anche un raffreddore e mal di gola. Ho riflettuto molto per capire cosa mi bloccava, e ho avuto la visione che tutta la mia vita è stata costellata di tradimenti: sono stata accusata di tradimento e non era vero, tradimenti nei miei confronti, o persone a me care tradite.
Comprendo come il senso di colpa della mia bisnonna, attraverso le generazioni di mia nonna e mia madre, sia arrivato a me ancora in questa vita.

4 emozioni generazionali e la tristezza per sé

La storia di Vittoria, 4 emozioni generazionali e la tristezza per sé.

LATO PATERNO problemi connessi alla violenza ed alla sessualità (AMAREZZA e RABBIA)
Qui la problematica che emerge è quella di un maschile che vive nella rabbia e che fa emergere le sue pulsioni più violente da rivolgere verso la propria femmina e di un femminile che si rifugia nell’amarezza e nella disperazione. Il maschile cerca un riscatto nell’intelligenza, dove poter risolvere le problematiche al di fuori dei soliti cliché di violenza. Il femminile trova un recupero nell’affabilità e nella capacità dialogica per tenere sotto controllo le pulsioni del proprio partner.

RABBIA
E’ collegata al bisnonno paterno. Bisnonno Tommaso: Padre del Padre del Padre. La parola detta è : “Mancanza di Rispetto!” e lo scambio: “Intelligenza!” Qui ciò che viene vissuto come mancanza di rispetto fa subito scattare la rabbia del maschile che deve “recuperare” soggiogando il femminile. Il rispetto è stato tolto ad un maschio da un altro maschio, ma deve venir recuperato contro il femminile: questo almeno per i dettami di una antica legge.

AMAREZZA
E’ collegata alla mamma del padre, nonna Donata. La parola che è stata detta è ABBANDONO e lo scambio è AFFABILITA’. Qui l’amarezza è collegata alla distanza/distacco del proprio uomo che vengono vissuti come abbandono totale. La femmina è disposta a tutto per non essere abbandonata: accetta il tradimento del proprio uomo e ancora di più; lascia morire la propria affettività sotto i morsi velenosi della pulsione sessuale del proprio partner.

SOGNI di Vittoria.
“Stavano grigliando un disco nero, una specie di cassetta rotonda antica come se dentro ci fosse un nastro che conteneva un video. Ad un certo punto ho visto dentro una scatola un cappello verde come quello che hanno in testa gli gnomi ed i folletti. Il cappello aveva dei poteri superiori tra i quali quello di far restare dentro la scatola miniaturizzati.”

L’amarezza è un disco nero, il ricordo del passato che deve essere distrutto o quantomeno miniaturizzato e rimpicciolito. Gnomi e folletti sono il bisogno di ritrovare in un rifugio magico l’equilibrio perduto nella realtà. Il passato è troppo pesante e va ridimensionato anche nel ricordo.

“Sogno il mio attuale compagno che ha un rapporto sessuale esplicito con un'altra donna proprio davanti a me. Ero tristissima e disperata. Una terribile amarezza mi pervade nel sogno. Ad un certo punto vedo nelle sue mani un coniglio bianco e lui pretendeva che io succhiassi il sangue di questo animale. Io accettavo di farlo controvoglia, ma non mordevo il coniglio ma lo ciucciavo con la bocca e lo baciavo. Poi l’uomo con rabbia ha preso un serpente velenoso che ha morso il coniglio, che è morto per una crisi respiratoria tra i più atroci dolori. Mi sono svegliata angosciata.”

Questo sogno è terribilmente esplicito. Nel generazionale delle femmine del proprio lato paterno, Vittoria scopre una disponibilità antica verso i desideri violenti della pulsione sessuale dei propri partner maschili. Lei cerca di comprendere - anche se non di accettare - il tradimento (forse solo immaginario, anche se funzionale alla relazione) del proprio uomo ed oppone a quella violenza la propria innocente affettività (coniglio bianco) ma il maschile vuole soggiogare anche questa forza al potere supremo della propria pulsione, avvelenandola con il serpente.

LATO MATERNO -
SENSO DI COLPA e PAURA
Nel lato materno Vittoria scopre tutta la problematica connessa con il SENSO DI COLPA e la PAURA della propria bisnonna Cosima e nonna Gina.
La bisnonna Cosima viene ricordata in famiglia come molto sola e molto fredda. Non riusciva assolutamente a mostrare i propri sentimenti genuini. Il bisnonno aveva invece problemi di dipendenza da alcool molto forti. Tra loro c’era rispetto, ma non amore. La nonna GINA è la loro figlia che è la causa radice della PAURA.
La storia è che la mamma di Vittoria – Caterina – da piccola è stata praticamente allevata dalla sua nonna Cosima, perché la mamma Gina non aveva voluto tenerla con sé.
La nonna GINA è ancora viva e due anni fa ha avuto crisi ed attacchi di panico che sono andati peggiorando da quando è morta sua sorella. La sorella della nonna era in piena crisi depressiva ed ha manifestato vari episodi di aggressività. Da quando poi è morta la sorella anche la nonna Gina ha cominciato a manifestare segnali di aggressività chiudendosi in un ostinato mutismo e perdendo di lucidità.

Dopo la pulizia emozionale del senso di colpa è accaduto un evento importante. Il nonno, marito di nonna Gina, stava attaccando a parole e violentemente il figlio (il fratello di Caterina). A quel punto la nonna Gina si è risvegliata come da un torpore e dal suo disinteresse a tutto ed a tutti, ed è intervenuta attivamente prendendo le difese del figlio e fermando il nonno ! Come se il senso di colpa antico che bloccava qualsiasi azione, una volta pulito, avesse di nuovo permesso un intervento.

PAURA
Causa radice seconda generazione materna, nella vita della nonna GINA. Parola detta : “Alcool” e scambio : “FANTASIA” La parola detta si riferisce agli episodi di violenza visti in casa, perché il padre era alcolizzato. L’origine della Paura è proprio questo stato di disagio nella infanzia di nonna Gina che trova un recupero ed un rifugio nella FANTASIA.

Sogni: “Nel sogno ero a scuola e volevo fare la pipì. Cercavo un bagno per fare la pipì. Quando lo avevo trovato entravano anche degli uomini ed io non me la sentivo di fare i miei bisogni davanti a loro. Poi finalmente mi danno le chiavi di un altro bagno, io entro ma era troppo sporco.”

La paura era connessa all’impossibilità di esprimere il proprio bisogno da bambina. Naturalmente questi sogni riguardano la nonna Gina che avendo un padre alcolizzato non poteva con tranquillità esplicitare i propri bisogni, perché le problematiche del paterno erano comunque e sempre superiori.

“Ad una gara di cani un bambinetto saputello e fastidioso mi picchiava con una piccola automobile giocattolo sopra il mio tallone destro, per tutto il tempo e con insistenza. Quando perdo la pazienza, gli prendo la macchinina e gliela butto in acqua. Lui allora butta in acqua anche un altro giocattolo più grosso e pretende che io entri in acqua a riprenderlo. Ma io non lo faccio e dico anche: “Che m’importa ?!?”. Poi vado via e lui mi segue ed ho timore che voglia rovinarmi la mia auto. Sto cercando la mia auto, ma non la trovo, sono preoccupata per il mio cane che ho lasciato sopra e che non conosce il luogo dove mi trovo. Non trovo l’auto, ma vedo venirmi incontro il mio cane zoppicante e sono arrabbiata con chi l’ha fatto scendere dalla mia auto. Poi non ci sono più problemi.”

La paura di Vittoria è collegata anche all’espressione della propria aggressività. Il cane rappresenta questa faticosa gestione. Anche nel ramo materno l’aggressività del maschile si trasforma in pulsione sessuale (automobilina) che continuamente reclama e richiede attenzione (tallone destro) da parte delle femmine per soddisfare il desiderio. Quando le femmine non ne possono più e raffreddano la pulsione sessuale maschile scaraventandola in acqua esprimendo anche un deciso “Che m’importa!?!” … non sanno poi gestire la reazione maschile: “Ho paura che lui rovini la mia sessualità (la mia auto)” Però il sogno rivela anche come la sensualità femminile (l’auto che non ritrova) nasconde al suo interno una aggressività (il cane che non conosce il luogo) e tutto si aggiusta quando Vittoria accoglie nuovamente il cane zoppicante, la sua aggressività nascosta, ed esprime finalmente la rabbia verso chi ha svelato questo suo lato.

“Sono a casa di nonna Gina e dovevo andare in bagno. Faccio per sedermi sul water ma scorgo in fondo alla tazza lo scheletro di un piede umano. Era laggiù, molto profondo e non me la sentivo di fare pipì su di un cadavere. La mamma chiede: “Forse è il papà della nonna, che era appena morto e che nessuno sapeva dove sistemare." Allo scheletro mancavano mani e piedi e anche delle costole. Ci accusano che eravamo poco attenti nei confronti dei nonni. Mi interroga la polizia e solo mio cugino mi difende e risponde che non sono stata io. Il sogno si trasforma. Mi trovo con un mio amico ed una bambina. Linda, la bambina, vuole andare sulle montagne russe. Io so che fino a 17 anni non fanno salire nessuno. Così non andiamo sulle montagne russe e non buttiamo via i soldi. Altra scena. Ero in colonia e mi chiedevano se sapessi andare a cavallo. E poi mi volevano far montare un serpente, nero e bianco !”

Questo terzo sogno è molto esplicito e racconta come la Cronogenetica faccia emergere cose che riguardano storie antiche collegate al generazionale. La paura qui è connessa alle problematiche relative ai rapporti sessuali tra consanguinei. Nel water emerge un piede umano, qualcosa che non è stato seppellito bene e che riguarda rapporti antichi. L’incesto è come uno scheletro a cui hanno mozzato le mani ed i piedi e non è più in grado di muoversi e di fare, né di provare amore (le costole mancanti). Ogni costola che manca rappresenta una femmina abusata. L’inconscio ci dice anche l’età in cui è avvenuto questo: 17 anni. La bambina abusata è Linda (un nome di innocenza) e che si tratti di abusi sessuali è fin troppo chiaro con quella richiesta se si sa andare a cavallo o se si è in grado di montare un serpente… Che guarda caso è nero, ma anche bianco. E’ buono e cattivo, come ogni portatore di abuso.

SENSO DI COLPA
Causa radice terza generazione materna. Bisnonna Cosima, mamma di nonna Gina. La parola detta: “Essere donna!” e lo scambio effettuato dall’inconscio: “RISPETTO !”

Sogni
“Ero in piazza del mercato ma in un’epoca lontana e vedevo delle donne vestite di nero. Io mi sentivo come Mary Poppins e sapevo che avevo strani poteri come lei. Mi ritrovo poi in piazza del mercato ma ai giorni nostri ed io sono insieme ai miei amici. Dobbiamo metterci il costume. Mi ritrovo a casa di mio cugino e non sapevo dov’era il mio costume. Stavamo provando i vestiti di Prada e poi ci saremmo dovuti mettere il costume. Io dovevo raccogliere i campioni di urina, i miei e degli altri. Bisognava fare la pipì su una grossa garza.”

“Sono in un Centro vacanze meraviglioso, sono insieme ad una mia cugina. Vedo un albero con dei frutti arancioni molto belli, ma non sapevo se si potevano mangiare (era troppo caldo per essere dei diosperi). Ad un certo punto c’è una minaccia terroristica e tutti dobbiamo scappare. C’era una donna di colore con dei bambini che diceva di essere contro il terrorismo aereo. Se mi fa una firma e mi rilascia la testimonianza io le credo.”

L’origine del senso di colpa è nella vita di bisnonna Cosima. Anche qui c’è uno strano rapporto con un cugino, con il costume, con la libertà. Tra tante donne vestite di nero e tristi la bisnonna è come una Mary Poppins, magica ed attraente. Ma è una ragazzina che ha appena avuto le mestruazioni (fare la pipì su una grossa garza) e che si innamora di un albero con dei bellissimi frutti ma che non sa se siano commestibili. E’ estate ed il frutto esotico dell’attrazione la colpisce. L’attrazione diventa senso di colpa per il fatto commesso, che deve venir pagato come “attacco terroristico”. La bianca Mary Poppins diventa una donna di colore che ha vissuto la sua colpa e che nessuno crede più. La gioia di vita che si è lasciata tentare da un frutto esotico e che è diventata donna, paga il suo senso di colpa con la mancanza di rispetto. Vittoria, la sua pronipote, la tranquillizza e le dice che lei LE CREDE.

INFINE l’unica emozione “proprietaria” di Vittoria è proprio la TRISTEZZA provata a 8 anni di età nel tentativo di mediare i due clan.

TRISTEZZA
Ha la causa radice dopo la nascita a otto anni di età. La parola detta è “Aver Paura!” e lo scambio è “GRAZIA”.

A 8 anni Vittoria ricorda che c’erano grossi litigi tra i suoi genitori. “Mio padre era stato molto aggressivo nei confronti di mia madre ed io sono scoppiata a piangere.” Dopo la tristezza, la sensazione di questo mese era quella di quasi galleggiare. Non avevo più quella sensazione pesante. Non mi sento felice, ma serena ed in pace. Nella relazione affettiva mi sento molto diversa"

Sogni:
“Ci sono tanti amici miei che dormono da me. Erano le sei del mattino e siamo saltati giù dal letto per andare a fare colazione fuori. “Dai, dai andiamo !” ripeto io sollecitando tutti. Vedo che nella stanza c’è anche mia madre con una sua amica. Lei è imbarazzata perché è nuda e si nasconde per non farsi vedere. Mi ritrovo poi a guidare il mio motorino e ho montato dietro di me 3 o 4 persone. So di non avere più benzina, ma non voglio fermarmi al benzinaio, ogni distributore che vediamo io ripeto “beh, ci fermeremo al prossimo!” e sto tutta concentrata sulla lancetta della benzina, ma continuo ad andare avanti. Ad un certo punto si illumina di rosso, ma in qualche modo riusciamo ad arrivare al bar, così scendiamo ed entriamo. Io ero sempre preoccupata per la benzina. Forse volevo fare benzina da sola.

La disponibilità di Vittoria è sempre molto grande per i suoi amici che porta con sé e che porta a destinazione anche se ha poca benzina. La piccola bambina che è costretta a diventare genitrice dei propri genitori, a portarli sulle spalle anche se lei ha meno benzina di loro. Vuole farsi vedere forte, che non ha bisogno di nessuno; come se lei fosse l’adulto della situazione. La mamma è nuda e si vergogna di farsi vedere.

“Un ragazzo stava andando in moto. Quel ragazzo si confida con me e mi accorgo di una ragazza che mi guarda con gelosia proprio perché lui si era confidato con me. Sento che quella ragazza parla male di me con un’altra donna perché pensa che gli abbia portato via il suo uomo. Il ragazzo in moto prende una galleria contromano, quella doveva essere la sua ultima prova, dopodiché si toglie il casco con un gesto stizzito e lo butta via: “Basta! “ dice ad alta voce. Tutte le ragazze intorno erano infastidite con me perché io sapevo che avrebbe smesso e loro no !”

Questo è il sogno che racconta la gelosia di sua madre nei confronti di Vittoria, perché il padre aveva un atteggiamento di confidenza maggiore con la figlia che con la moglie. La bambina sa già che quel rapporto non sarebbe durato ed il suo inconscio dipinge suo padre come il ragazzo sulla moto che si toglie il casco e che se ne va. Decide di smettere la relazione. Proprio quello che è avvenuto.

“C’era una caccia al tesoro. Tanti regali con i bigliettini. Questi biglietti erano tipo IMPREVISTI del monopoli. Ad un certo punto tutto si riempie di lucertole (ho la fobia delle lucertole). Era zeppo di lucertole tutto intorno. Una persona le uccide… Erano molto molto verdi. Cercavamo di tranquillizzarla”

La madre di Vittoria ha la fobia delle lucertole. La tristezza è collegata agli imprevisti che accadono nella vita, ma questi imprevisti sono rappresentati come lucertole che assumono il simbolo dell’attrazione. Il molto verde è la forza dell’attrazione che scompagina ogni relazione. La relazione del padre con la madre. Anche se ci si affanna ad ucciderle, le lucertole sono troppe e così l’unica strada è quella di tranquillizzare mamma per l
’inevitabile perdita affettiva di papà.

CARLA: TIMORE CHE IL BIMBO MUOIA SOFFOCATO

Ci sono esperienze particolari nel “generazionale” che vengono ripetute semplicemente perché l’omertà e la paura sono più grandi del desiderio di affrontare e guardare in faccia l’evento che ha generato il problema.

Carla è la quarta figlia, nella sua famiglia di origine, ed è madre di Alfonso. Secondo la sequenza generazionale è collegata alla bisnonna materna che si chiama Serena (madre della madre della madre).

Carla è molto apprensiva nei confronti di suo figlio Alfonso, che oggi ha 11 anni. Fin da quando il bambino aveva pochi mesi Carla ha sempre un'eccessiva paura che si possa strozzare con il cibo.

Ecco cosa ci dice: “Ho sempre avuto timore che Alfonso potesse avere degli spasmi, che potesse rimanere strozzato dal cibo e stavo costantemente con una mano sopra di lui quando mangiava. Ho sempre avuto angoscia di questo nei confronti del bambino”.
“E pensare che prima della sua nascita non avevo mai avuto queste paturnie. Anzi ho fatto sempre di tutto e di più, andavo in motorino fino all’VIII mese di gravidanza senza preoccuparmi di nulla e sono anche stata in Sudamerica durante quel periodo. Appena nato il bambino si sono attivate in me queste paure.”

Quando con la CRONOGENETICA andiamo a pulire il suo senso di colpa, scopriamo che la causa radice è proprio nella vita di sua nonna Serena. Carla chiede a sua madre qualche delucidazione sulla vita di questa nonna e così viene a sapere che la bisnonna Serena era proprietaria di un negozio. A causa di questo suo lavoro i suoi bambini non venivano seguiti come lei avrebbe voluto, perché il lavoro del negozio l’assorbiva molto.

A questa nonna era morta la primogenita per incuria, la piccola bambina si era strozzata con la polenta e non erano riusciti a salvarla. Questo evento imprime l’emozione del senso di colpa in tutte le femmine delle generazioni successive, fino a Carla. E con il senso di colpa, anche l’angoscia che i propri bambini possano morire strozzati dal cibo.

Lo scambio dell’emozione negativa avviene in Carla con la virtù della COMMOZIONE, come se la bisnonna si fosse sentita così in colpa da non aver avuto neanche lacrime per piangere la sua bambina e questo trattenimento emozionale fosse stato lasciato in eredità alle donne delle successive generazioni.

Carla scopre così la causa radice del suo timore e senso di colpa nei confronti di suo figlio Alfonso e addirittura sua madre la mette a conoscenza che anche un altro cugino ha perso il proprio figlio nello stesso identico modo come la bisnonna Serena.

Il mese dopo la pulizia del senso di colpa, Carla è molto scossa e ci racconta quello che è avvenuto.

“Sono successe cose pesanti, sono rimasta scioccata nella sfera affettiva. Alfonso ha iniziato a contestarmi in maniera quasi violenta. Ha espresso nei miei confronti tutta la sua rabbia. Mi diceva di avere malesseri fisici e che non voleva andare a scuola. Io gli ho chiesto se aveva qualche problema a scuola e lui mi ha risposto: “Il mio problema non te lo posso dire, perché di te non mi fido!” Gli ho risposto “Guarda che ti porto dallo psicologo!” Al che lui mi ha risposto: “Il problema è che io ti odio ! Il mio problema sei tu ! Da 10 anni!” ha preso la mazza da baseball e me la voleva dare addosso…. Mi è cascato il mondo in quel momento anche se ho permesso alla sua rabbia di sfogarsi… E dopo ho pianto, ho pianto tanto, come non mi era mai successo in tutta la mia vita!. Non era mai successo che lui reagisse così ..... ed ha solo 11 anni.”

A Carla abbiamo fatto comprendere come – per quanto pesante ed inconsulta la reazione di Alfonso – la pulizia emozionale del senso di colpa della bisnonna, avesse sciolto e liberato la reazione del bambino, prigioniero di una antica coazione a ripetere di angoscia ed inutile protezione di un materno che si era trovato in colpa.

Finalmente il pianto di Carla la rende più fragile e umana e permette anche alla bisnonna Serena di piangere quelle lacrime che non erano riuscite ad uscire, quando la sua primogenita era morta. Sciolta la problematica generazionale anche la relazione tra madre e figlio si è profondamente modificata e, piano piano si è potuta ricostruire una nuova reciproca fiducia.


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Metodologia:
Gli operatori che effettuano la Cronogenetica devono essere sempre in due, maschio e femmina, rappresentando non solo i due principi di polarità, ma soprattutto prendendo le veci dei due rispettivi clan di origine dell’assistito, paterno e materno. Molto spesso infatti la causa radice dell'Evento Emozionale risiede in un episodio della vita di un nostro antenato.

Chi è abilitato alla Cronogenetica:
Gli unici operatori a livello mondiale sono il dott. Mario Grilli insieme a Domenica Nieddu.


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